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Fondazione Roi, situazione sconcertante: su acquisto azioni BPVi risponda Elisa Avagnina, l'ex membro del cda come ultima e vera direttrice pro tempore del Chiericati

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Martedi 15 Agosto 2017 alle 22:58 | 0 commenti

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Sul caso "caldissimo", e perciò evitato da chi "conta" a Vicenza, della Fondazione Roi ho "scambiato" in queste, per fortuna, non troppo torride ore di Ferragosto delle considerazioni con una persona la cui cultura, per altro anche accademica, è indiscutibile e la cui determinazione è altrettanto fuori discussione ma di cui tralascio il nome perchè, d'accordo con la stessa persona, non vorremmo che il suo nome distraesse l'attenzione dal focus dell'argomento dele nostre conversazioni. La mala gestio passata della Roi è aggravata, infatti, dalla mancanza di trasparenza complessiva che dimostra l'attuale cda, guidato mediaticamente, e al di là della formale presenza del terzo membro in quota stautaria BPVi, Giovanna Grossato, dal presidente Ilvo Diamanti ma il cui uomo forte è Andrea Valmarana.

Anche se spinge in tal senso proprio costui, il vice presidente, tutt'altro che discontinuo col passato, targato dal 2009 Gianni Zonin della cui Zonin Spa è stato, infatti, ex sindaco fino al giorno precedente, il 16 ottobre 2016, la sua designazione nel consiglio Roi, il 17 ottobre, il cda attuale, infatti, non può trincerarsi per il passato in un "non c'eravamo" mediaticamente celato da virtuali ma costosi incarichi dati a studi legali per verificare azioni di responsabilità BPVi like mentre il precedente avvocato, quello di Zonin, incassa dalla Roi decine di migliaia di euro per le ultime cause, di sicuro intimidatoria quella contro di noi, intraprese dall'ex presidente.

Il cda non può e non deve crogiolarsi solo nel presente e nel futuro, quest'ultimo peraltro incerto visto che la sparizione della Banca Popolare di Vicenza, pilastro voluto dal marchese, chissà se ora se ne è pentito..., per sceglierne i vertici, costringerà a riscrivere lo statuto della Fondazione voluta da Giusppe Roi per supportare "il museo civico" di Vicenza, mai usando, perciò, il plurale "musei civici" (cfr. "Roi. La fondazione demolita") contrabbandato da chi ha dato contributi a go go, amicid eglia mici inclusi, a tutti meno che al Chiericati, ancora oggi destinatrio solo di una parte delle erogazioni erose anche da centomila euro pee la mostra su Vincent Van Gogh.

Ci siamo scambiati le nostre opinioni, dicevamo, ripercorrendo alcuni articoli qui pubblicati come  "Roi, la Fondazione demolita e... violata. Per Gianni Zonin era una "emanazione", una garçonnière d'affari della BPVi dove Cauduro lo informa su baciate e fondi lussemburghesi" e "La lettera sulla Fondazione Roi: il passato e il presente uniti dall'assenza di riferimenti alle politiche culturali. Ma ora arrivano Sgarbi, Daverio e Augias: la cultura da supermercato" ma abbiamo continuato ricordando anche l'esame dei bilanci, che abbiamo ottenuto insieme ad altri documenti, dalla Regione Veneto in quanto chi scrive è stato denunciato per un milione di euro di danni per aver denunciato il caso, le contraddizioni degli interrogatori di Zonin e il pressing di Manuel Brusco e Liliana Zaltron di M5S che si somma a quello di Sergio Berlato.

Non ci dilunghiamo oltre, perchè da scrivere ne abbbiamo e ne avremo ancora, ma ci fa piacere che la questione della Fondazione Roi sia sempre di più a cuore di chi la sta seguendo nonostante i ripetuti tentativi di derubricazione a fatto marginale anche se il caso Roi è la cartina di tornasole di un sistema che non si è limitato a impoverire il territorio ma ha compiuto un vero e proprio attentato alla cultura e... alle decine di milioni, tra gli 80 e  e 100, di lascito del marchese destinati, secondo lui, al "museo civico".
"Capisco - sintetizziamo quanto detto da chi ha parla con noi - che, seguendo lo stile vicentino, la questione della Fondazione Roi costituisce un buco nero (emanazione di quello ben più grande della BPVi) nella misura in cui nessuno (o pochi) hanno il coraggio di intervenire pubblicamente, senza tanti panegirici. Gli articoli di VicenzaPiu.com sono densi di domande, molte dirette e altre indirette. A un comune lettore (io mi considero tale) viene da pensare: perché non esplicitare anche queste ultime? Per l'opinione pubblica le mancate risposte rappresentano comunque le risposte. Se Elisa Avagnina, ex direttrice pro tempore del museo civico, l'unica e l'ultima che abbia avuro il diritto statutario con quel ruolo di far parte del cda della Roi, sentita sull'argomento dell'acquisto delle azioni della BPVi, su cui Zonin l'ha dto per consenziente, dovesse tacere, e di questi suoi eventuali "no comment" se ne parlasse pubblicamente, non ci farebbe una bella figura...".

E poi ecco una nuova domanda che fa il paio con quella della lettera citata all'inizio: "Poi come le dicevo rimane l'aspetto dei contenuti: ho l'impressione che non solo siano saltate e stiano saltando molte occasioni per fare chiarezza sull'amministrazione dei beni e delle risorse della benemerita Fondazione, ma anche quelle per capire a che punto siano le riflessioni sui contenuti. Crede che qualcuno dall'interno della Roi sia in grado di aggiornarci sull'argomento o pensa che il futuro dipenda dagli amici di Diamanti?".

Speriamo che il presidente, che non risponde alle domande "legali", risponda almeno a questa "tecnica" magari anche solo per dirci che la forza del suo progetto non è basata solo su degli show men delle parole come D'Averio, Sgarbi e Augias.

Presidente "scurdammoce o' passato" non deve più essere anche vicentino perchè i truffati della cultura non "song e' Napule, paisà!".

 


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