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La BPVi subisce un poker di schiaffi: Carife è la carta per evitare la cinquina

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Martedi 29 Luglio 2014 alle 06:55 | 0 commenti

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Il presidente Gianni Zonin e il direttore Samuele Sorato in prima linea e il vice presidente "istituzionale" Andrea Monorchio, già Grand Commis dello Stato, nel back stage delle relazioni tutt'altro che da seconda linea saranno di sicuro impegnati a far valere le loro strategie e il loro peso da decima banca nazionale per rispondere ai quattro "schiaffi" subiti in rapida sequenza dalla Banca Popolare di Vicenza durante il suo cammino verso dimensioni più rassicuranti per la Banca d'Italia e per i propri azionisti "popolari".

Se il primo segnale di "mancato rispetto" è arrivato dalla vicina ma mai ben disposta verso i cugini vicentini Veneto Banca, che ha reso impossibile al momento anche un tavolo di trattativa per una sua integrazione nella BPVi, il secondo "niet" è arrivato dall'altra possibile "preda"', sia pur dichiarata come amica da Zonin, la Bpel (Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio). La richiesta di fatto di un rilancio per le condizioni dell'Opa fissata dalla banca vicentina per l'acquisto di quella aretina ha fatto saltare sul nascere ogni ipotesi di integrazione ed espansione che il Cda della Bpel sta approfondendo con altri istituti.

Il terzo "schiaffo" è arrivato sul viso mentre si stanno portando avanti importanti e consistenti aumenti di capitale, proprio per rafforzare i fondamentali della Popolare di Vicenza in attesa della lista delle banche "buone e cattive" che la Bce sta stilando per il 4 novembre prossimo. Il manrovescio è arrivato col nuovo downgrading a BB del rating per mano di Fitch, che, per quanto contestato, comporterà almeno un aumento del costo del denaro di cui la banca avesse bisogno sui relativi mercati.

Ma il fendente che rischia di far più male, soprattutto perchè colpisce in parte anche l'orgoglio dell'istituto di via Btg. Framarin, è quello sferrato dai dipendenti della Banca Popolare di Marostica che, riuniti in assemblea (leggi qui) hanno scelto a grande maggioranza, pur preferendo in assoluto una soluzione interna al processo di rilancio avviato dal neo presidente Giuseppe Bottecchia, la strada dell'abbraccio alla Volksbank (la Banca Popolare dell'Alto Adige) piuttosto che il matrimonio con in"colleghi" vicentini con i quali quelli marosticensi vedono forti sovrapposizioni territoriali e sinergie attuabili, quindi, solo a forza di tagli di sportelli e personale.

Se Bottecchia non è obbligato a seguire i desiderata dei dipendenti è difficile al momento, in presenza di un'alternativa interna e di una esterna con gli altoatesini, entrambe più gradite, ipotizzare il successo dell'operazione indicata come strategica dalla Popolare di Vicenza insieme a quella già saltata con la Banca Etruria e quella da avviare con la Cassa di Risparmio di Ferrara, commissariata e, quindi, ipoteticamente, preda facile.


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