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La perestroika "ritardata" di Crimì e renziani: "per un vero e vincente PD, anche a Vicenza"

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Domenica 4 Agosto 2013 alle 10:37 | 2 commenti

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Riceviamo dall'on. Filippo Crimì, giovane parlamentare renziano del Partito democratico, un documento, sottoscritto da altri 120 "democratici" vicentini, che proclama la necessità di cambiare il Pd anche a Vicenza. Peccato che Crimì & c. non cambino le abitudini mediatiche locali e non abbiano il coraggio di inviare il loro documento a tutti i media contemporaneamente per timore - vero Crimì, Marchioro & c.- che qualche quotidiano cartaceo, che teme il web, lo censuri.

Speriamo che non sia un brutto sintomo gattopardesco la nuova gaffe del giovane Crimì noto per ora per quella sulle tv nazional. All'inviata delle Iene Sabrina Nobile, che gli chiedeva cosa fosse la Perestroika, "l'unto da Renzi" ha risposto  che «l'ha voluta Stalin, un evento negativo» dimostrando che oltre ai libri di medicina forse non ne legge altri, visto che ignorava che la storica operazione di trasparenza, di portata epocale, fu voluta da Gorbaciev nel 1987. «Crimì ha 25 anni: non era neanche nato», direte. ma lui è uno dei nostri "nuovi" politici a cui sono affidate le sorti del paese e se può passare "l'ignoranza" che caratterizza tanti suoi colleghi, di certo noi non gli perdoniamo, per aiutarlo a crescere istituzionalmente, la mancanza di un corretto coraggio  nei confronti dei media locali: se non ha almeno questo quale ne avrà in parlamento per ben altre questioni?

Caro Filippo, perestrojka, dice Wikipedia, è una parola russa che letteralmente significa "ricostruzione" e identifica il complesso di riforme economiche, in simbiosi con una maggiore trasparenza nella vita pubblica, definita glasnost ... 

Dal significato di perestroika, positivo e non negativo, è, quindi, partito il giovane deputato di Maddalene con gli altri renziani per scrivere il documento che pubblichiamo di seguito e che noi siamo felici di ... aver ricevuto in ritardo. Questo ci ha reso possibile dare un qualche consiglio comportamentale al politico del futuro Pd, senza fare da passacarte a scoppio ritardato ...

 

Da Filippo Crimì
Allego il documento politico che un gruppo di iscritti al partito democratico provinciale ha realizzato, e già sottoscritto da un centinaio di iscritti, con l'obiettivo di stimolare la discussione interna allo stesso. Il documento è stato da prima inviato alla segreteria del partito ed in seguito ai coordinatori di circolo e agli iscritti. 

 

Ci avviciniamo al congresso del partito, che sarà finalmente un'occasione per definire una linea
politica chiara e delle regole di gestione e di azione del partito condivise. Il congresso porterà inevitabilmente a caratterizzazioni, anche marcate, delle diverse linee politiche, soprattutto in una fase come quella attuale, segnata dalla fatica di trovare un equilibrio tra le idealità che ispirano il nostro partito e le esigenze di governare la fase gravissima di crisi che attraversiamo.

 

In tutto questo corriamo anche il rischio di non sapere affermare e affrontare, una volta di più, le
debolezze che caratterizzano l'azione del partito nei nostri territori.
Questo documento parte da queste esigenze, e quindi, al di là delle convinzioni personali - che
saranno espresse in totale libertà e onestà intellettuale negli ambiti deputati e in fase congressuale
da ciascuno dei promotori e firmatari - vuole proporre una riflessione serena sul futuro del Partito
Democratico nel nostro territorio (e nel paese), ritenendo in tal modo di interpretare un'esigenza
condivisa dalla generalità delle iscritte e degli iscritti, elettrici ed elettori del Partito Democratico del
territorio della provincia di Vicenza.
UNO SGUARDO SU COSA DOVEVA ESSERE IL PARTITO DEMOCRATICO
La nascita del Partito Democratico è stata la maggiore, forse l'unica, idea politica innovativa degli
ultimi venti anni. Nelle intenzioni doveva rappresentare la sintesi delle culture politiche del centrosinistra per dare vita ad un proposta che fosse in grado di alzare lo sguardo oltre l'orizzonte del novecento.
Il sogno del PD partiva dalla consapevolezza che la società era cambiata e cambia in fretta, e che le
categorie del pensiero politico tradizionale, polarizzato nella classica divisione tra destra-sinistra, non
erano e non sono più in grado, da sole, di dare risposte utili alla comunità.
Inoltre, i partiti che diedero vita al PD muovevano dalla crescente consapevolezza di essere percepiti
come i partiti della conservazione, ottusamente prigionieri di schemi mentali inadeguati, con una
leadership immutabile ed autoreferenziale, divisa e rissosa. Tale consapevolezza divenne certezza
all'indomani del disarmante fallimento del secondo governo Prodi.
Il Partito Democratico doveva rappresentare uno scatto di reni, un atto di coraggio nel segno del
cambiamento, una proposta che - superato l'uso nostalgico della parola "Sinistra" - ne rielaborasse
con coraggio il contenuto in rapporto alle veloci trasformazioni della società, alle sue complessità, ai
suoi conflitti, ai nuovi deboli e alle esigenze del ceto produttivo.
In definitiva, un partito di sinistra capace di diventare forza maggioritaria e in grado di governare
anche con il consenso di nuovi elettori.
L'ERRORE PRINCIPALE DEL PARTITO DEMOCRATICO
Le vicende politiche della seconda repubblica hanno avuto come protagonisti:
i partiti personalistici come Forza Italia, Lega, Italia dei Valori e, da ultimo il M5Stelle,
caratterizzati dalla totale identificazione nel leader, populisti e demagogici;
i partiti tradizionali come i DS, il Partito Popolare, l'UDC, Alleanza Nazionale, ingessati nelle
ideologie del passato, incapaci di rinnovarsi;
la galassia dei partitini dello zerovirgola, dei generali senza esercito eppure con a disposizione un
potere politico e di veto enorme e sproporzionato, in grado di condizionare l'azione di qualsiasi
governo.
Tre protagonismi responsabili del declino inarrestabile del nostro paese.
Questo è lo scenario in cui è nato il Partito Democratico, con davanti a sé le praterie del
cambiamento e, da ultimo, gli assist della dissoluzione e della delusione del governo Berlusconi.
Le statistiche e i giudizi degli osservatori internazionali da tempo descrivono il nostro paese come un
paese in declino: un paese fondato sul nepotismo, sul clientelismo, su un finto egualitarismo che
producono inefficienze, distorsioni della concorrenza, ingiustizia, discriminazioni tra generi e
generazioni. Un paese dove dominano l'incapacità di far emergere e valorizzare le competenze,
l'assenza di meritocrazia, le rendite di posizione, gli oligopoli che fissano prezzi e tariffe, l'evasione
fiscale diffusa. Un paese che non dà spazio ai giovani che guardano al futuro non più con speranza,
ma con disillusione, rassegnazione e anche con paura, che non credono più al merito, ma alla
raccomandazione. Di questa situazione sono responsabili tanto il clientelismo, mascherato da
liberalismo, quanto l'egualitarismo demagogico.
Il Partito Democratico paga oggi più di altri il fatto di non avere saputo proporre idee capaci di
interpretare il cambiamento richiesto dalla maggioranza del paese.
Se dunque la sconfitta del PD di Walter Veltroni era prevedibile e per certi versi comprensibile, lo
stesso non si può dire di quella delle elezioni del febbraio 2013, nelle quali il PD ha evidenziato tutta
la sua debolezza (annunciata, peraltro), che non solo non riesce a conquistare terreno al di fuori dei
propri tradizionali bacini elettorali, ma non recupera neppure il voto operaio e popolare, oggi in rotta
verso il Movimento 5 Stelle (e prima verso PDL e Lega).
I dati sono impietosi, soprattutto nella parte più produttiva del paese che doveva essere il vero banco
di prova.
Politiche 2013 in Veneto: 184.000 voti in meno rispetto al 2008 (da 817.000 a 633.000) nonostante
PDL e LEGA abbiano perso complessivamente 809.000 voti;
Politiche 2013 in Provincia di Vicenza: 32.725 voti in meno rispetto al 2008 (da 133.057 a 100.332)
nonostante PDL e LEGA abbiano perso 127.978 voti.
Il risultato delle amministrative ha restituito al PD solo in parte fiducia e credibilità, dovendo tale
risultato essere letto all'interno di un quadro di astensionismo molto oltre i livelli di guardia, che non
ha risparmiato neppure il PD, il quale ha registrato una ulteriore diffusa flessione dei voti rispetto alle
recenti elezioni politiche.
LE CAUSE DELLA SCONFITTA E DELLA COSTANTE PERDITA DEL CONSENSO
La cause della sconfitta, rispetto alle primitive speranze suscitate dalla nascita del partito, sono
molteplici. Eccone alcune.
Il PD non ha mai veramente dato l'idea di voler essere un progetto innovativo.
In buona misura è rimasto la somma di partiti che lo avevano costituito.
La leadership è rimasta immutata e sempre apparsa inamovibile.
Le correnti, un tempo espressione di utile pluralismo, si sono moltiplicate e trasformate in
strumenti dediti a sfacciate spartizione degli incarichi e dei ruoli di potere.
Il partito ha dimostrato una scoraggiante incapacità di elaborare proposte e soluzioni chiare,
condivise e riconoscibili (in campagna elettorale, quando si chiedeva all'uomo della strada se
conosceva le proposte in campo, del PDL sapeva che voleva abolire l'IMU; del M5S che voleva
tagliare i costi della politica; e del PD ... poco o niente).
Ha continuato ad usare un linguaggio stantio, incomprensibile, impopolare, inefficace.
Non è riuscito e non riesce parlare al cuore delle persone, appare un partito privo di carica
emotiva.
Impossibile, dunque, con questi presupposti, pretendere che il PD fosse quello che prometteva di
essere.
IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VOGLIAMO
Vogliamo un Partito Democratico accogliente, che non abbia pregiudizi ideologici, che non sia così
presuntuoso da assegnare patenti di appartenenza.
Vogliamo un Partito Democratico utile alla nostra società, che non anteponga le carriere politiche
individuali alla funzione di servizio collettivo e che quindi selezioni la propria classe politica e
dirigente sulla base di qualità, competenze e talento.
Vogliamo un Partito Democratico aperto agli iscritti e alle iscritte, ai simpatizzanti e alle
simpatizzanti, ai cittadini e alle cittadine che, quando necessario, sappia e voglia organizzare primarie
vere e trasparenti.
Vogliamo un Partito Democratico vero dentro e concreto fuori.
Vogliamo un Partito Democratico che sia il luogo della giustizia e del servizio.
E pertanto è assolutamente necessario e non più rinviabile:
Strutturare un percorso innovativo nei metodi di lavoro e nella proposta di coinvolgimento di tutti
i possibili interlocutori.
Costruire un ambito di integrazione delle risorse presenti nel territorio, superando le
frammentazioni, pur nel rispetto delle specificità, valorizzare le persone del Pd o vicine, degli
amministratori dei territori, non indiscriminatamente, ma in base alle competenze.
Creare le premesse per uno stile di lavoro condiviso, al di là delle diverse aree di operatività e
appartenenze a gruppi identitari, cordate elettorali, correnti che gestiscono potere nel partito e
nel territorio: svecchiare i riti autoreferenziali di direzioni e di assemblee chiamate, nei fatti, solo a
ratificare le decisioni del ceto dirigente oligarchico, dare sostanza vera al confronto politico e
programmatico attraverso una leadership che sia espressione chiara di una linea politica
riconoscibile e non ondivaga a seconda delle convenienze, del " se, ma anche", di patti stretti nell'
interesse di pochi.
Essere strumento per sviluppare la capacità di "ascolto" dei segnali che provengono dalla realtà
veneta, favorendo l'abilità di decodificare le domande politico-sociali provenienti dal territorio; il
che significa dotare i circoli e gli amministratori di analisi e riflessioni capaci di leggere il contesto
in modo serio, autorevole, utile all' attivazione delle politiche nel territorio veneto.
E ancora:
valorizzare le risorse esistenti nel territorio;
sollecitare la collaborazione territoriale tra i circoli;
sensibilizzare la collettività sulle tematica politiche;
attivare risorse ideative e creative per incidere culturalmente e produrre un cambiamento nel
modo di vivere e stare nel partito (non solo gazebo, ma compartecipazione consapevole alle
scelte);
considerare il bisogno di sviluppo di un'identità "forte", tale da consentire al PD veneto di essere
protagonista degli scenari politici futuri promuovendo la ricerca di autonomia e riconoscimento di
tutte le specificità in un clima cooperativo e non antagonista;
acquisire uno stile di lavoro comune, efficiente, di qualità, adeguato alla realtà che è fortemente
connotata dal cambiamento in tutti i campi e che stride con i riti obsoleti di una certa politica e
maggiormente legato ai bisogni dei territori;
promuovere aggregazione a partire da una comune esperienza;
elaborare strategie relazionali consone a sviluppare la capacità di individuazione di soluzione di
situazioni problematiche.
IL PARTITO DEMOCRATICO A VICENZA
In questo contesto è inoltre necessario fare scelte propriamente finalizzate ad un rafforzamento
dell'organizzazione e dell'azione politica del Partito democratico della provincia di Vicenza.
Di conseguenza ci impegniamo fin d'ora ad adottare quanto di seguito indicato come parte
integrante e fondamentale delle diverse mozioni o dei diversi programmi a cui chi condivide questo
documento aderirà a seconda delle proprie convinzioni personali nella prossima tornata
congressuale, e ad esporlo nelle assemblee di circolo, cittadine e provinciali e in ogni possibile
contesto.
1. Tornare (o entrare, definitivamente) in sintonia con il mondo produttivo del nord-est
I risultati elettorali delle politiche 2013 hanno dimostrato ancora una volta, se non l'ostilità,
quantomeno il pregiudizio fortissimo che il mondo produttivo del nostro territorio nutre nei
confronti del Partito democratico.
Questa cosa è ancora più grave alla luce dei definitivamente conclamati (nel corso della legislatura
precedente e pure manifestatisi in queste elezioni) fallimenti, politici e anche morali, del leghismo e
della destra berlusconiana al governo. Piuttosto che votare Partito democratico una larga parte del
ceto produttivo ha scelto Monti, o Fare per fermare il declino, o in massa il Movimento 5 Stelle.
E non è stato dovuto unicamente all'alleanza politica del Partito democratico con Sinistra ecologia e
libertà. È qualcosa di più; legata al fatto che, pur essendo seriamente oggetto dei nostri programmi
politici e elettorali, ci sono alcune cose che non diciamo con abbastanza chiarezza e convinzione:
soprattutto che le tasse sono troppo alte, e che a ciò corrisponde un livello di spesa pubblica
eccessiva (e ciò non in quanto spesa pubblica in sé, ma in quanto - e nella misura in cui - è spesa
pubblica improduttiva); che produrre beni e servizi è reso difficile da adempimenti burocratici arcaici
e asfissianti, che bloccano l'economia senza spesso nemmeno perseguire gli obiettivi di tutela di beni
e interessi pubblici a cui dovrebbero essere preposti; che il sistema giudiziario non tutela; che la
pubblica amministrazione in generale presenta ancora sacche di inefficienza e situazioni di
ingiustificato privilegio e mancanza di assunzione di responsabilità.
Per questo riteniamo e proponiamo che, accanto ai temi irrinunciabili della sua azione politica:
- il diritto fondamentale al lavoro (inteso in tutte le sue forme: dipendente, autonomo,
professionista, stagionale, intellettuale...);
- i diritti sociali e le pari opportunità di genere e generazione (da sostenere con leggi e politiche
attive a livello regionale e comunale, presupposto indispensabile per lo sviluppo economico e
sociale e culturale del Veneto);
- il diritto alla salute e all'assistenza (in una realtà sociale nella quale l'invecchiamento della
popolazione richiede crescenti risorse per far fronte ai bisogni di salute e di assistenza della
medesima);
- la promozione del merito nella formazione, nei sistemi d'istruzione, nelle università, nella ricerca;
- la cultura, i beni e il patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico;
il Partito Democratico di Vicenza:
- consideri essenziale, per rinnovare le capacità di crescita economica e sociale, del Veneto e
dell'Italia, che le istituzioni orientino prioritariamente la propria azione ad agevolare le condizioni
di competitività delle nostre imprese e in generale del nostro settore produttivo. A tal fine il
Partito democratico di Vicenza orienti la propria azione politica, con specifici programmi e
iniziative;
- si attivi per coniugare sviluppo e sostenibilità (economica, ambientale, sociale) assumendosi con
chiarezza la responsabilità da protagonista di intervenire nelle grandi scelte infrastrutturali che
modificheranno in modo irreversibile l'ambiente in cui viviamo, a partire dagli investimenti su
sistemi di mobilità alternativi a quelli attuali.
2. Primarie vere e aperte per recuperare credibilità nella società civile e il sostegno, la
legittimazione e lo slancio di tutte le democratiche e i democratici vicentini
Le primarie parlamentari del 30 dicembre 2012 hanno finito per essere un'interruzione nel processo
di crescita civile che il Partito democratico ha imposto adottando le primarie come metodo.
Pur avendo a che fare con la sconcezza del porcellum (e anzi proprio per questo) e con tempistiche
elettorali ristrette, non è stato corretto comprimere la procedura in pochissimi giorni e non ha avuto
giustificazione che le regole adottate a livello nazionale abbiamo limitato l'elettorato passivo (cioè i
requisiti di candidabilità) e l'elettorato attivo (cioè la legittimazione a votare) rispetto a quanto
previsto nei documenti statutari. Le elettrici e gli elettori del Partito democratico, e l'opinione
pubblica in generale (che comunque ci guarda), hanno avuto la sensazione di un partito che teme di
aprirsi ad una competizione vera.
Il Partito democratico Veneto, peraltro, nell'accettare tali limitazioni ha omesso di applicare le
proprie regole Statutarie (art 2, commi 3 e 4, art. 9, commi 3 e 9).
E ancora, non è stata corretta la gestione della fase della raccolta delle firme degli iscritti e iscritte
per partecipare alle primarie, come non è stato corretto che non sia stata data la possibilità a tutti i
candidati di accedere in condizioni di parità alle liste dei partecipanti alle primarie "Italia bene
comune".
Dal punto di vista politico va aggiunto che il Partito democratico vicentino (come in generale quello
veneto, peraltro) non ha operato in modo da candidare alle primarie e, comunque, per proporre
nelle liste per le politiche (l'unica cosa positiva che il porcellum avrebbe al limite consentito) anche
personalità di spicco della società civile, di cui la provincia di Vicenza e il Veneto fortunatamente non
mancano.
Tutto questo toglie sostegno e legittimazione popolare, credibilità e slancio all'azione politica del
Partito democratico di Vicenza e del Veneto.
Per questo riteniamo e proponiamo che:
- Il Partito democratico di Vicenza consideri che le primarie debbano essere una procedura ampia,
aperta e trasparente.
- Le primarie siano sempre aperte a tutte le elettrici e elettori del Partito, e quindi, nel rispetto
dell'articolo 2 dello Statuto del Partito democratico Veneto, a tutti coloro che accettino di essere
registrati pubblicamente come elettrici e elettori.
- Le primarie si svolgano sempre e in ogni caso con una tempistica adeguata a permettere la
presentazione nei circoli e in assemblee pubbliche delle candidate e dei candidati e con modalità
e tempistiche che permettano a tutte le candidate e i candidati di presentare le proprie idee e
proposte, i propri programmi, mozioni, ecc ... nei circoli e in assemblee pubbliche.
- A tutti gli iscritti e le iscritte, e laddove previsto a tutti gli elettori e elettrici, siano assicurate pari
condizioni nell'accesso alle informazioni necessarie a presentare la candidatura e pari condizioni nel presentare la candidatura.
- A tutte le candidate e a tutti i candidati siano assicurate pari condizioni nell'accesso alle
informazioni utili alle primarie (ivi compresi, a titolo di esempio, gli elenchi pubblici delle elettrici
e degli elettori). A tutte le candidate e a tutti i candidati sono assicurate reali condizioni di parità
nella partecipazione alle primarie.
Primi sottoscrittori del documento
Filippo Crimì, Francesca Lazzari, Cristiano Spiller, Alessandra Sala, Giovanni Sala, Silvia Dalle Rive,
Stefano Dal Prà, Giancarlo Pesce, Filippo Zamperetti, Nicola Zamperetti, Sacha Catalano, Francesca
Nisticò, Luciana Prosdocimo, Lorenza Rizzini, Elio Veronese, Matteo Carli, Roberto Vigili, Franco
Zanella, Adriano Verlato, Zeila Biondi, Cristina Molinari, Luciano Pozzan, Gallo Regina, Suppi Maria
Josè (Vicenza)
Diego Marchioro, Gianluca Ghirigatto, Andrea Menegotto, Lorenzo Altissimo, Arnaldo Della Rovere,
Giambattista Rigoni, Giancarlo Bigarella, Giorgio Poncato, Stefano Zausa, Stefania Frizzo, Enrico
Pasetto, Roberto Villanova, Franco Ghirigatto, Franco Zarantonello, Maurizio Schiavo, Matteo Bagno,
Domenico Arsego (Torri di Quartesolo)
Claudio Rizzato (Quinto Vicentino) Antonella Corradin (Lusiana), Alessandro Calcaterra (Montecchio
Maggiore), Antonio De Sanctis (Arzignano), Corrado Mion (Caldogno), Maurizio Thiene (Creazzo),
Andrea Angeletti (Enego), Enrico Pauletto (Fara Vicentino), Chiara Piutti (Chiampo), Diego Retis
(Montecchio Precalcino), Florio Sartori (Pedemonte), Piero Manfè (Monticello Conte Otto), Saverio
Chilese (Cornedo Vicentino), Bruno Miccoli (Lonigo), Moreno Biolcati (Noventa Vicentina), Bachir
Diopd (Dueville), Alberto Zanella (San Germano dei Berici)
Vanni Potente, Mattia Marchioro, Vasco Bicego, Erik Sortinelli, Antonietta Spiller, Flavio Bonato,
Maurizio Torresani, Carla Maria Gregori, Giovanni Scolaro, Paolo De Zen, Cesare Augusto Destefano,
Maria Luisa Dalle Molle (Schio)
Daniela Bertoldi, Lives Santagiuliana, Elisa Tommasi, Lino Pianalto, Nevio Soldà, Aldo Parlato,
Gastone Caffini, Nadia Parlato (Recoaro)
Giovanni Cunico, Stefano Lucato, Roberto Campagnolo, Erica Bertoncello, Paolo Banfi, Denis Foffano,
Antonio Fiorese (Bassano del Grappa)
Alberto Rigon, Piera Campana, Imerio Guerra, Maria Conte, Stefania Rigon, Sergio Carrara, Gianni
Benincà, (Breganze)
Massimiliano Cracco, Simone Cecchinato, Giuseppe Belluzzo, Fabio Belluzzo (Sovizzo)
Luigino Sbabo, Mara Grassas, Adelmo Palezza, Maria Terinanzi De Medici (Valli del Pasubio)
Meri Ballico, Giuseppe dalla Costa, Diego Scalinci (Castelgomberto)
Federico Morello, Daniela Bassetto, Giancarlo Novello (Marostica)
Alberto Macilotti, Erminio Mion, Carlo Scolarin (Altavilla Vicentina)
Mattia Lorenzoni, Marisa Bertinato, Mike Becho (Trissino)
Sonia Dalla Ca', Oscar Tagliapietra (Torrebelvicino)
Enrico Fabris, Vincenzo Cordiano (Valdagno)


Commenti

Inviato Domenica 4 Agosto 2013 alle 10:58

L'analisi è interessante, sviluppata in maniera abbastanza chiara ed abbastanza puntuale. Peccato però, ed è questo il difetto di fabbrica del PD, che non potendo attingere ad un patrimonio ideologico comune, i democratici non possano proporre soluzioni diverse dallo sterile pragmatismo. Vivere alla giornata può permettere di sopravvivere (finchè Berlusconi lo permetterà proponendoci il PD come suo avversario) ma non permetterà mai di gettare le basi per una migliore società futura.
Inviato Domenica 4 Agosto 2013 alle 15:41

"...si attivi per coniugare sviluppo e sostenibilità (economica, ambientale, sociale) assumendosi con
chiarezza la responsabilità da protagonista di intervenire nelle grandi scelte infrastrutturali che
modificheranno in modo irreversibile l'ambiente in cui viviamo, a partire dagli investimenti su
sistemi di mobilità alternativi a quelli attuali".
Vuol dire che i renziani vicentini sono contrari alla Valdastico a Nord e alla Pedemontana? Perché non scrivono più chiaramente?
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