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Vicenza - Roma: la sinistra sempre leninista?

Di Giovanni Coviello (Direttore responsabile VicenzaPiù) Domenica 9 Settembre 2018 alle 09:24 | 0 commenti

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Premessa del direttore. Caro prof. Italo Francesco Baldo, dando spazio di seguito alla sua opinione, io, a parte le battute fra di noi, non penso di essere comunista nell'accezione che lei dà al termine, ma, intanto, Silvio Berlusconi è e rimane un pregiudicato con meno condanne di quante ne avrebbe avute un normale cittadino che non avesse potuto cambiare le leggi a suo piacimento come ha fatto l'attuale presidente di Forza Italia.

E, se Matteo Salvini è, a dir poco, un ministro "fuori" dalle istituzioni, che pure rappresenta e, quindi, dovrebbe rispettare e, vedi l'azione sua e del governo di cui è principale "azionista" per la questione soci truffati dalle banche venete e non solo, è "il" rappresentante del sistema finanziario ed economico, Francesco Rucco vedremo come sarà, ma di certo, quando era all'opposizione, non solo non l'ha fatta costruttiva ma non l'ha proprio fatta contro il sistema locale. 

Detto questo, sottolineata la contraddizione dialettica tra quando lei prende Renzi ad esempio e quando lo bastona ed evidenziata la differenza di caratura storica tra i nomi di cui sopra, i "nemici" su cui basare la politica della sinistra, e quelli dei fondatori e cultori del comunismo storico, su una cosa siamo sempre d'accordo con lei: la politica si fa con idee e proposte per costruire e non solo con critiche contro qualcuno.

Ma, se i qualcuno di turno la politica fanno per coltivare in primis i propri interessi economici (Berlusconi), per alimentare di pancia le proprie mire elettorali (Salvini) e per attuare quello che dall'opposizione non avevano neanche proposto (ma per Rucco per ora il giudizio su di lui è sospeso), allora le critiche contro la loro politica gioco forza è lotta all'avversario.

Che la sinistra degli ultimi anni abbia diritto a fare la lotta a questi "nemici" anche noi siamo d'accordo con lei che non lo abbia.

Perché, però, quella di cui lei, professore, è nemico non è sinistra. E del leninismo non ha neanche il retrogusto...

Il direttore 

 

Vicenza-Roma. La sinistra sempre leninista

Vladimir Ulianov Lenin è stato il capo indiscusso del comunismo del Novecento, egli ha tracciato più dello stesso Karl Marx la linea politica, strategia e tattica (cfr. Stato e Rivoluzione) della sinistra europea e mondiale. 

Dopo la sua morte l'eredità autentica fu raccolta da J. Stalin che la portò a compimento e ad essa si adeguarono tutti i partiti di fede comunista, tra cui l'italiano Partito Comunista d'Italia, poi Partito Comunista Italiano con A. Gramsci e P. Togliatti e successori fino ad oggi, pur nella trasformazione nominalista del partito.
Una delle prospettive di Lenin, ben seguita a Vicenza come a Roma, è l'individuazione del nemico, secondo quanto indicato da colui che prese il nome dal fiume siberiano Lena (già nel nome un programma) e ben seguito da P. Togliatti che scrisse : "Una delle qualità fondamentali dei bolscevichi [...], uno dei punti fondamentali della nostra strategia rivoluzionaria è la capacità di comprendere ad ogni istante quale è il nemico principale e di saper concentrare tutte le forze contro questo nemico" (P. Togliatti, Opere scelte, Roma, Editori Riuniti, 1974, p. 197-.Rapporto al VII Congresso dell'Internazionale Comunista del 1935, citazione tratta da Economicismo o dialettica? Un approccio marxista alla questione europea di E, Alessandroni in "Marxismo oggi, on line", 25 agosto 2018)).
Così a Vicenza il nemico è il sindaco Rucco e tutta la sua Giunta oltre a coloro che lo hanno votato e lo sostengono, qualificati come "scadenti" o "mediocri" in prima battuta, offendendo la persona, ma soprattutto quotidianamente con interventi di ogni genere che, più che essere propostivi, come dovrebbe fare un vero consigliere comunale che non è opposizione intesa come essere solo "contro", ma dovrebbe essere proposta per il bene civile. Purtroppo l'opposizione così condotta è più facile e sembra dare più frutti.
Infatti Matteo Renzi alla festa dell'Unità di Ravenna ha dichiarato che è tempo di finirla con "l'autoanalisi" ed iniziare a fare opposizione sul serio, forse sa di quello che accade a Vicenza.
Così a livello nazionale la sinistra ha finalmente individuato il nemico: Matteo Salvini, l'eversivo.
Dopo vent'anni in cui Silvio Berlusconi era il nemico per eccellenza, quello da negare, magari da imprigionare, la sinistra era riuscita nell'intento, mentore G. Napolitano con M. Monti, G. Letta e M. Renzi, sponsor, si dice, A. Merkel. In questo favorita anche da una sentenza della Cassazione che escludeva di fatto l'odiato nemico.
Ma la sinistra, orfana di nemico negli ultimi anni, non aveva veramente individuato chi lo potesse essere; infatti, non lo è un intero partito o movimento, bisogna che sia "uno in carne e ossa". Il Movimento 5 stelle che non ha proprio un capo e che sotto sotto è considerato da diversi esponenti e militanti della sinistra quasi una loro filiazione, non si prestava allo scopo. La Lega impegnata in una sua trasformazione non sembrava candidata, la destra non aveva esponenti degni di tanta avversione. Un po' di tristezza si era diffusa nella sinistra, alle prese anch'essa con difficoltà e mutamenti di cui nessuno ha mai compreso bene la natura, lotta tra M. D'Alema e M. Renzi anche con la nascita di Liberi e Uguali.
Ma il ciel aiuta gli audaci, così, ecco la sinistra colpita sulla via del potere, soprattutto perso dopo le ultime elezioni sia nazionali sia amministrative a Vicenza, venir fulminata da un nome: il nemico: Matteo Salvini. Egli sovranista, populista, anticomunista ecc. ecc. con la sua verve poteva essere il nemico che possedeva i requisiti richiesti e sul suo nome concentrare l'odio del partito e dei militanti.
Così, seguendo bene l'indicazione leniniana-togliattiana nella mente e cuore, la sinistra spera di ricompattare i seguaci dispersi e senza più fede politica e riconquistare il potere soprattutto quello degli interessi anche economici: vi è un patrimonio da difendere, ma non lo si deve fare apertamente, meglio con le consuete armi della propaganda e soprattutto della avversione ad una persona.
Riusciranno nell'intento come ci sono riusciti con Berlusconi? Forse tra vent'anni e intanto il mondo andrà avanti senza di loro... per buona sorte dell'Italia e di Vicenza.

Italo Francesco Baldo 


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