Quotidiano | Categorie: Politica, Fatti

Nei giorni della "fine militare" dell'ISIS la nostra intervista esclusiva a Steve Maman, l'ebreo marocchino che ha liberato 140 persone tra Iazidi e Cristiani dall’Isis in Iraq e Siria: "ma molto di più si poteva fare"

Di Paola Farina Domenica 9 Luglio 2017 alle 09:38 | 0 commenti

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© Paola Farina e VicenzaPiu.com 

Ci  racconta la storia di Steve Maman la "nostra" Paola Farina, vicentina di religione ebraica, che lo ha sempre sostenuto, contro tutto e contro tutti, anche nei momenti in cui era molto criticato. La Farina sa che la sua unica forza sono gli amici, sui quali lei può sempre contare, che rispetta e dai quali pretende rispetto e con i quali, lo afferma con forza, ha un rapporto molto inviolabile... Buona lettura purchè senza pregiudizi e perchè cadano così anche i pregiudizi. Il direttore
Steve Maman, che vive a Montreal, dice "Abbiamo riscattato e salvato 140 vite umane dai territori Isis, assistito 25.000 persone in Kurdistan, portato 2.311 iazidi da Lesvos e Petra (Grecia) in Germania e abbiamo dato sostegno diretto a 1.400 iazidi nei Campi" (nella foto Steven con alcuni riscattati che mostrano il relativo "certificato").

Steve Maman dice "noi", ma per onestà intellettuale devo dire che l'80% del lavoro l'ho ha fatto lui... e il mondo non lo sa, nemmeno il Vaticano. Se Steve non fosse stato un ebreo marocchino emigrato in Canada, ma un cattolico, il mondo lo avrebbe saputo? L'obiettivo era di riscattare più di 600 persone, ma Steve, mancando alcuni supporti, si è fermato a 140, un numero comunque enorme considerando tutti i problemi accorsi (qui il video "Full story: the Jewish Schindler").

È in corso un nuovo disastro umano, che associa Memoria e futuro, tra l'indifferenza del mondo. Ma pochi sembrano rendersene conto, il Papa incluso. L'esodo forzato di molti cristiani e iazidi dal Medio Oriente e Nord Africa (come accadde agli ebrei...) avvenuto nel corso delle ultime guerre non conosce tregua. 

Nel 2015 ho scoperto un uomo speciale, Steve Maman e scrivere di lui non è tanto facile. Ci sono momenti che possono essere scritti e momenti che proprio non devono essere scritti, altri percettibili. Steve Maman è una persona speciale e mi piace dirgli "tu sei per ricordare, per dimenticare, per essere". Per ricordare quello che hai fatto e che stai facendo, per dimenticare le atrocità che hai raccolto e per essere quello che sei, alla faccia di quanti sparlano di te. Steve, maestro di vita perché insegna a quelli che hanno denaro che oltre al divertimento, bisogna pensare anche a quelli che hanno meno di niente (Steve Maman è l'ultimo a destra nella foto di copertina con alcuni riscattati mentre pubblichiamo qui la photo gallery, ndr).
Come ti è venuta l'idea di aiutare il popolo Iazida (o Yazida che dir si voglia), cristiano ed ebraico in Iraq e in Siria?
Da molti anni sono un collezionista e commerciante di auto d'epoca ed il mio lavoro mi ha portato a girare per il Medio Oriente e il Nord Africa. Avevo portato fuori dall'inferno alcuni cristiani assiri e li avevo mandati a Ankara. Credevo di aver fatto una buona azione e mi sentivo a posto con me stesso, quando un giorno mentre pagavo una vecchia macchina a Bagdad fui approcciato da un uomo che iniziò a raccontarmi che militanti dello stato islamico avevano cominciato una campagna di sequestri di donne e ragazze Iazide e cristiane, una minoranza religiosa presente nel Nord dell'Iraq, obbligandole allo schiavismo sessuale. Tutto il mondo ha dimenticato il dramma delle donne iazide, vittime dell'Isis, costrette in schiavitù, violentate e picchiate. Sono state sottoposte a torture innominabili. Queste sono le donne e le ragazze iazide, vittime invisibili dello stato islamico in Iraq principalmente ed in Siria, dimenticate dal resto del mondo che ha voluto chiudere gli occhi davanti a questa tragedia.
Quanto ti ha aiutato l'educazione ebraica a portare avanti questo tuo progetto e quanto ti ha sostenuto la tua famiglia, ovvero senza la tua educazione ebraica e senza il sostegno di chi ti ama, saresti riuscito in questa impresa?
Assolutamente no. L'ebraismo è stato ed è la colonna portante della mia vita. Quando ho saputo delle sofferenze delle donne iazide, ho pensato prima alle nostre sofferenze durante la seconda guerra mondiale e mi è venuto spontaneo pensare al concetto di Zadekà, verso il quale io sono stato educato, mia moglie è stata educata ed i miei figli sono stati educati. I termini di zadekà e carità potrebbero essere confusi, specialmente per quelli che non conoscono la religione ebraica, il significato del termine e lo stile di vita ebraico. La parola ebraica deriva dalla radice sedek, che significa giustizia o meglio fare la cosa giusta, che deve essere giusta ma non finalizzata.
Ti ho seguito, dall'inizio della tua attività e non sempre per te è stato facile, sei anche stato oggetto di feroci rappresaglie io e almeno altre mille persone, gente comune, ti abbiamo sempre creduto e sostenuto. Perché tanto accanimento contro di te?
Hai ragione e buona memoria, sei una buona lettrice. Alcuni Membri della Comunità Iazida, incluso Babasheikh Kherto Ismael, un leader spirituale Iazida e altri cooperanti in supporti umanitari hanno criticato il mio lavoro e mi hanno chiamato a una maggiore trasparenza e controllo della mia attività con le popolazioni di minoranza che fuggono dall'Iraq. Tu, Paola, hai viaggiato molto, conosci il Medio Oriente e il Nord Africa, hai visto un Libano sfracellato, hai vissuto sulla tua pelle la guerra del Kippur, hai visitato paesi come Siria, Iraq, Emirati... hai esperienza con il popolo libico e sai bene quello che divide Tripoli dalla Cirenaica... Tu sai quanto è difficile per una persona che non appartiene "alle loro tribù" trovare consensi. Un ebreo che aiuta Cristiani e Iazidi. Sembra quasi un'apocalisse. Io sono un ebreo marocchino e per tutte le persone che non conoscono la religione ebraica sembra impossibile che io possa mettere il mio cuore, la mia forza e il mio denaro a loro disposizione. Alla fine ogni cosa si è risolta, ho anche ricevuto una lettera di scuse da loro, ma puoi immaginare quanto io e la mia famiglia abbiamo sofferto per queste accuse prive di fondamento, fatte a me (in primis) e di conseguenza a tutti noi (ovvero chi ha collaborato in queste operazioni con lealtà e fatica).

Come riuscivi a riscattare le ragazze? Ovvero agivi tramite intermediari o direttamente. Chi sono questi intermediari e come operano. Non voglio nome e cognome... ma capire il meccanismo.
CYCI (The Liberation of Christian and Yazidi Children of Iraq) è un'organizzazione umanitaria privata e indipendente. Io non ho potuto interagire direttamente con gli uomini dell'Isis, ho dovuto passare tramite intermediari, persone del luogo. Alcune volte provo difficoltà a rispondere a te, Paola, perché tu conosci bene la strategia d'azione... ma capisco che tu vuoi una risposta da me. Io non potevo agire direttamente con i delinquenti e chiamarli delinquenti è già un complimento. Ho una grande famiglia e non ho alcun supporto governativo (soprattutto ora), mentre con il precedente Governo canadese Harper c'era un filo conduttore. Quando abbiamo cominciato la negoziazione pagavamo poco, poi 3.000 dollari a donna, ma le richieste sono aumentate e di volta in volta sono diventate più costose. Sfortunatamente questa è la legge del riscatto. La mia morale non mi ha consentito di abbandonare queste donne. Se io non avessi pagato i costi per liberare queste schiave, altre 140 persone sarebbero morte o sarebbero ancora nelle mani degli uomini Isis tuttora presenti nel territorio. Le persone del mio team si avvicinano quanto più possibile alle zone controllate dall'Isis per incontrare persone operative esterne (all'Isis) che lavorano all'interno. Questi nostri operatori negoziano con i sequestratori di donne e ragazze iazide. Questi negoziatori hanno la protezione di ayatollah e iman autoctoni che ancora hanno una grande influenza su molti civili che vivono all'interno di zone controllate dall'Isis. Le ragazze liberate vengono condotte verso gli operatori di CYCI. Dopo il primo soccorso, il nostro staff le intervista, registra, filma, prende le impronte digitali e tutte le prove sono conservate in un armadio blindato, non di facile accesso.

Il quotidiano israeliano di sinistra Haretz, il 30 luglio del 2015 ha dato ampio spazio alle motivazioni di Babasheik & Friends e tu hai invitato una giornalista a seguirti in Iraq. Come è andata a finire?
Ho invitato una giornalista, Efrat Lacheter, corrispondente per Ulpan Dhishi Canale 2 News che ha controllato e monitorato CYCI e tutte le mie azioni. Ha viaggiato nel nord dell'Iraq incontrando ed intervistando donne e bambini riscattati dalla cattività dell'Isis. Ha prodotto un filmato chiamato le "testimonianze dall'inferno", così straordinario da commuovermi fino alle lacrime. E' stata dimostrata la veridicità delle nostre azioni ed ha avuto molta presa in Israele. Sono stato davvero orgoglioso di me stesso! (come negarglielo, il merito è sì della squadra, ma perché esiste Steve Maman, ndr). La gente di Israele ha dato un grande supporto alle mie azioni. Quello che avrebbero dovuto darmi le persone della mia città. Ma la Torah dice che nessuno è profeta in patria. E proprio vero.

Ci sono altri filantropi che ti hanno aiutato o c'è stata incomprensione e competitività?
Questo è un punto molto dolente, non è questione di competitività, non c'è rivalità fra filantropi in generale, perché ognuno di noi sta cercando di aiutare l'una o l'altra causa. C'è stata invece una vergognosa competizione con filantropi del Kurdistan. Ci sono Iazidi in cerca di titoli onorifici per vantaggi politici, usano il genocidio in corso per vantaggi personali. Il mio caso è diverso, non ho alcuna aspirazione in Iraq o in Kurdistan. Quello che ho fatto l'ho fatto da semplice ebreo e questo li ha scocciati molto. A loro ho sempre detto che durante la Shoà non si è mai visto un ebreo fermare qualcuno che voleva far fuggire gli ebrei dai campi di sterminio. Ma non posso dire la stessa cosa per gli Iazidi. Alcuni di loro e certi kurdi sono stati davvero terribili.

Dove sono allocati i "tuoi Campi" e che rapporto hai con queste Persone?  
Non lo sai, vero...va? A Petra, Lesvos e Indirami. La storia è sempre la stessa. Paghiamo un emissario per il riscatto delle persone. Poi imbarchiamo le persone nelle navi, io cerco sempre di ottenere buone imbarcazioni, imploro per questo, ma alla fine sono i trafficanti che noleggiano le imbarcazioni. Appena le persone arrivano in un porto in cui siamo presenti cerchiamo di ricongiungere le famiglie. Poi troviamo un punto di appoggio di fortuna, che può essere un nostro campo, dopo di che troviamo un posto sicuro in Germania dove c'è una discreta comunità di Iazidi. Alcuni li abbiamo mandati in Canada o negli Stati Uniti, molto pochi per la verità, tutti dicono di voler aiutare i rifugiati, ma nessuno vuole poi farsene carico.

Per sostenere la tua causa ti sono state fatte varie donazioni, quanto hanno inciso le piccole (l'unione fa la forza) e quanto le grandi. Per inciso, quanto può fare il piccolo? Ricordo di una donazione che mi ha commosso, cinque dollari al mese per dodici mesi... è la chiara dimostrazione che l'aiuto più profondo viene dall'anima e che chi ha poco sa dividere il poco che ha con gli altri.
Sono stato aiutato dalla Comunità Ebraica Sefardita di Montreal e da alcuni imprenditori, ma i contributi più importanti sono quelli fatti da semplici persone, gente comune... Queste persone si sono sacrificate per dare cinquanta dollari, ma l'hanno fatto. Io stesso "ho rubato" i soldi di mia moglie e dei miei bambini... sperando di recuperare negli anni quello che ho preso, anche se la situazione economica non è più quella di una volta. Ho raccolto circa un milione di dollari canadesi e sono stato in grado di riscattare 140 persone (dall'Isis) e di coprire le spese dei Campi, di dare cibo e abbigliamento ai profughi, di pagare le spese di trasporto verso altri stati. Per persone che operano privatamente e senza fini di lucro nulla è mai gratuito. Devo anche ringraziare il reverendo Canon Andrew White, pastore allora della Chiesa di San George a Bagdad per il supporto logistico dato a me e al mio staff.

Molte persone non ti hanno aiutato ed indirettamente non hanno voluto aiutare nemmeno me perché sostenevano che, pagando un riscatto, in un certo senso si era complici dell'Isis.
Noi non abbiamo mai pagato direttamente l'Isis per le donne che abbiamo riscattato, lo ripeto. I soldi sono stati usati per pagare i collaborazionisti esterni in modo che fossero loro a riscattare dai sequestratori, di solito sostenitori Isis che vivono nel califfato (aggiungo come donna italiana che mi vergono in mente, per chi volesse obietatre qualcosa, le liberazioni pagate dal nostro governo per riscatatre qualche nostra connazionale..., ndr). Perché i politici sono autorizzati a pagare milioni di euro per riscatti e le persone con grande cuore sono penalizzate? Naturalmente il riscatto è un'arma subdola, ma che altra soluzione era possibile se non lasciarle morire e stuprare? Tu ben sai che ci sono donne che hanno avuto l'imene ricostruito, una ventina di volte per gratificare i militanti Isis, sai che cosa hanno subito e quali conseguenze psichiatriche ci sono ora. I politici con le loro azioni hanno sempre visibilità e in ogni caso un ritorno dell'immagine (che a volte può essere un boomerang...) nel breve e medio termine. Le persone comuni non hanno alcuna visibilità ed in operazioni ad alto rischio sono spesso viste come ostacoli alle grandi organizzazioni umanitarie o almeno quelle organizzazioni che lo fanno "per professione".

Quanto di più si poteva fare, anche in Italia, con l'aiuto di Comuni (a me la città di Vicenza ha negato l'opportunità di appendere un manifesto, ndr), dei media, delle Tv che sono rimasti insensibili all'appello. Io credo che le persone non abbiano ancora capito, come accadde dal 1939 al 1945 cosa ne pensi? 
Molto di più si poteva fare, la gente non lo può sapere. Noi abbiamo la coscienza pulita perché il nostro contributo lo abbiamo dato. Quello che è accaduto durante la Seconda guerra Mondiale è un grande bagaglio di dolore, ancora inesplorato. Generalmente è ricordato in Europa il 27 gennaio, quando dovrebbe essere ricordato ogni giorno in modo che non ci sia un ritorno delle passate esperienze. Per quanto riguarda le vittime dell'Isis non c'è stata quella coesione sociale che i politici e chi ci governa avrebbero dovuto avere a livello internazionale. E' molto più semplice parlare contro Israele o polemizzare sul Presidente Trump, ma alle persone manca il coraggio di scendere in piazza, protestare e urlare per il dramma del popolo iazida e cristiano che sono vittime di immaginabili violenze.

Le tue relazioni con Stephen Harper (il precedente premier canadese) erano molto buone e con Justin Trudeau che è di sinistra come sono?

Totalmente inesistenti, meno di zero. Il Governo Harper era entusiasta di questa mia iniziativa e mi ha sostenuto e permesso di portare a termine la missione, finora, con successo. Ora tutti sanno che esiste un protocollo Harper legato al nostro caso, ma il silenzio la fa da padrone. Rispetto la decisione e rimango muto, per ora. Senza l’aiuto, non finanziario, di Harper difficilmente sarei riuscito nel portare a termine la mia missione, 140 persone strappate dalle mani dell’Isis, distribuzione di generi alimentari a 25.000 persone nel Kurdistan, 2.311 iazidi portati da Lesvos e Petra (Grecia) in Germania, più il sostegno diretto dato a 1.400 iazidi sono il risultato del supporto politico dell’ex premier Harper. Preferisco non proferire parola in questo momento, siamo ancora in contatto con i suoi ministri che mi hanno aiutato. Che Dio lo benedica, che Dio li benedica. Harper era (ed è unico) ed è inciso nel cuore degli ebrei per la sua onestà. Io lo ammiro molto.

Oggi giorno arrivano rifugiati in Italia e spesso contestano se sono collocati in periferia, in montagna, lontani dai centri urbani, senza televisione, con scarsa banda di internet, che i vestiti non sono alla moda, che il mangiare non è buono e spesso scioperano senza motivazioni oggettive. Come hai potuto tu, con i tuoi mezzi limitati, rendere felici iazidi e cristiani?

Abbiamo aiutato, e stiamo aiutando, Cristiani e Iazidi, esseri umani in fuga dalla guerra, da stupri collettivi, innominabili violenze, sofferenze reali e per questo noi ci guadagniamo un sorriso. I nostri rifugiati ci ringraziano e non si aspettano grandi cose, noi cerchiamo di dare loro il massimo che possiamo ma abbiamo grandi limiti. Noi abbiamo cercato di interagire da angeli e come angeli siamo stati accettati.

Queste persone, cristiani e iazidi che fuggono dalla guerra, hanno lasciato la loro casa, le loro abitudini, i loro sogni, i loro amori e sognano di volare in alto ancora una volta, ma spesso sono fermati dalla brutalità e dalla burocrazia. Tu che ne dici, dove sono i problemi Steve?

Le storie di queste persone non hanno colori magici e pieni, i bambini non hanno trascorso il loro tempo a leggere l'ultimo libro di Harry Potter o a guardare i cartoni animati alla Tv. La loro vita quotidiana è ed è stata tutta un movimento. Ma non si tratta di pura energia ma movimento da terrore.  Ho visto bambini vestiti d’arancio dentro una gabbia e fuori dalla gabbia un militante Isis con la torcia che minacciava di bruciarli. Questa immagine emulava quello che l’Isis ha fatto al pilota giordano. Guardando le foto si può immaginare il terrore e il dolore di questi bambini. Ho visto donne iazide usate come schiave del sesso, sottoposte a stupri e maltrattamenti continui. Le loro storie sono una realtà brutale e terrificante in gran parte del Medio Oriente, dove, oggi, le religioni sono codici di odio e le bande armate che ammazzano uomini sono diventati “il nuovo normale”. Ora ci sono dibattiti nel mondo per definire i parametri del genocidio, il popolo Yazida vuole sapere perché nessuno ha voluto salvarlo e gli Yazidi vogliono anche che la loro gente sia restituita alle famiglie. Vogliono il riconoscimento per i crimini crudeli commessi contro di loro e vogliono la certezza che questo non accadrà mai più. Personalmente credo che dobbiamo dare a tutti una possibilità, ma è necessario stabilire delle condotte prioritarie. Non è possibile aiutare tutti, perché non esiste alcun mezzo strutturale e finanziario per farlo. Io ho visto persone nei Campi gestiti da CYCI che mi profondono sorrisi e amore, sia a me, sia al mio staff; sono felici per il “niente” che riusciamo a dare a loro, non sono migranti economici ma persone che cercano una fuga disperata dall'inferno. È necessario creare una corsia di favore per loro. L'Europa non può chiudere gli occhi di fronte a questo dramma.

Quando le donne iazide in Germania vanno a raccontare le loro storie di violenza alla TV o nelle scuole, raccontano tutta la verità, hanno superato la paura del pudore? 

È un'evoluzione del dolore che proietta orrori e forme del passato, e guarda verso il futuro, che talvolta mantiene una sofferenza irriconoscibile. Queste donne sono la reincarnazione delle donne ebree violentate nei campi di sterminio. Gli uomini sono la reincarnazione degli uomini ebrei durante il nazismo, ma hanno una diversa consapevolezza dei nostri antenati degli anni quaranta. Sono più acuti di loro, hanno una preparazione didattica e una vita diversa, sanno identificarsi con lo spazio intorno a loro, minimizzando per quanto possibile e usando il dolore come strumento di trasformazione e sviluppo mentale. Hanno medici e strutture (quando hanno la fortuna di raggiungerli) che il popolo ebraico non aveva... i nostri parenti hanno avuto solo un piccolo pezzo di terra. Naturalmente, Paola, il dolore rimane dentro e non tutte le persone sono in grado di parlare e se vuoi fare qualcosa di buono cerca di organizzare un incontro nella tua città. Ci sono belle ragazze Iazide che saranno felici di collaborare con te e di raccontare che cosa è accaduto a loro, coinvolgendo persone che credono che il mondo sia un arcobaleno...

 

Steve ha ragione, lui era appena nato quando io già giravo negli ospedali in Israele, alla ricerca delle radici perdute… Avevo lunghissimi capelli rossi e ricordo che un’anziana donna, sopravvissuta al campo di concentramento di Treblinka e ricoverata in una struttura di assistenza dal suo arrivo in Israele (erano passati trent’anni), mi si avvicinò, con le mani mi prese i capelli e con l’indice e il medio imitava la funzione della forbice e credeva di tagliarmi i capelli… cercava di farmi, quello che avevano fatto a lei. Il dolore resta dentro e resiste anche se nascosto da una maschera.

Ho conosciuto molti sopravvissuti dai lager e da centri di internamento, ma non tutti hanno voluto raccontare il loro vissuto. Ne conosco un paio che dopo la guerra sono diventati cristiani ed hanno rinnegato le loro origini ebraiche, più di un paio (anche all'interno del mio allargato nucleo familiare). Mi auguro che il popolo iazida non dimentichi mai le sue radici, perché, dopo, recuperarle sarà molto difficile...

 

 

Alcuni rinvii e riferimenti

http://fusion.net/story/260985/yazidi-women-girls-enslaved/

http://globalnews.ca/video/2381451/full-story-the-jewish-schindler

 

One man's mission to save Yazidis.

Fusion Univision USA by George Ramos. 

http://fusion.net/story/260985/yazidi-women-girls-enslaved/

Testimonies from hell.

Arutz Sheva by Efrat lachter 

https://www.facebook.com/CYCIFoundation/posts/1716862421899115

 

The true face of CYCI. 

iheart news. By Ana Palacio. 

https://m.youtube.com/watch?v=bO0YP2VtI9k

 

N.B. Qui ci sono tutti i video con Steve Maman 

© Paola Farina e VicenzaPiu.com

Leggi tutti gli articoli su: ISIS, Steve Maman, iazidi, CYCI, Yazidi

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