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I vegani non sono di oggi, ce lo rivela il libro del profeta Daniele

Di Italo Francesco Baldo Lunedi 27 Novembre alle 10:11 | 1 commenti

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Il veganismo è oggi una prospettiva che si va diffondendo e riscuote successo, ritenendo di essere "Una filosofia e un modo di vivere che esclude, ai limiti del possibile e praticabile, ogni forma di sfruttamento e crudeltà verso animali, per scopo alimentare, per il vestiario, come per qualunque altro scopo; per estensione, promuove lo sviluppo e l'uso di alternative che non prevedono l'utilizzo di animali, per il beneficio degli umani, degli animali e dell'ambiente. In termini di dieta denota la pratica di astenersi dal consumare prodotti derivati completamente o parzialmente da animali" Memorandum nel 1979 la Vegan Society ). Lo stile vegano nascerebbe, quindi, agli inizi del XX secolo e si presenta come autentica novità per la vita dell'uomo d'oggi e prospettiva per il futuro.

Ma, come spesso accade, il veganismo ha origini molto antiche, in realtà. Di questo stile di vita, inteso in prevalenza come dieta alimentare, ne parla già l'Antico Testamento e il suo fondamento è chiaramente religioso. Non a caso, infatti, il veganismo attuale assume spesso connotati religiosi e talora anche con un settarismo notevole, che tende a negare qualsiasi altra possibilità di alimentarsi in modo diverso da quello che il credo vegano impone. E' una delle manifestazioni tipiche originate, soprattutto a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, ossia la formazione di gruppi/gruppetti che condividono una prospettiva e la ritengono assoluta e differenziata da tutte le altre. Dal punto di vista sociologico si determina così una sorta di universo ristretto nel quale ci si riconosce solo e soltanto se si accettano tutti i principi proclamati, quasi fossero, in questo caso, dogmi di una fede "laica" con i propri rituali, consistenti essenzialmente nel rifiutare tutto quello che non è previsto appunto dalla appartenenza al gruppo.
Ma tornando all'essenziale, nel libro del profeta Daniele (Dn 1,1-6.8-20) si narra : "L'anno terzo del regno di Ioiakìm, re di Giuda, Nabucodònosor, re di Babilonia, marciò su Gerusalemme e la cinse d'assedio. Il Signore diede Ioiakìm, re di Giuda, nelle sue mani, insieme con una parte degli arredi del tempio di Dio,... Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani israeliti di stirpe regale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell'aspetto, dotati di ogni sapienza, istruiti, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, e di insegnare loro la scrittura e la lingua dei Caldèi. Il re assegnò loro una razione giornaliera delle sue vivande e del vino che egli beveva; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re. Fra loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa. Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e con il vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non obbligarlo a contaminarsi. Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari. Però egli disse a Daniele: «Io temo che il re, mio signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri giovani della vostra età e così mi rendereste responsabile davanti al re». Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Ananìa, Misaèle e Azarìa: «Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare verdure e da bere acqua, poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangiano le vivande del re; quindi deciderai di fare con i tuoi servi come avrai constatato». Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni, al termine dei quali si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re. Da allora in poi il sovrintendente fece togliere l'assegnazione delle vivande e del vino che bevevano, e diede loro soltanto verdure...."
Spesso ciò che appare attuale e moderno, è in realtà antico come il cucco (da Habacuc, uno dei dodici profeti d'Israele).

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Commenti

Inviato Lunedi 27 Novembre alle 20:49

Ho chiesto lumi a Rav. Elia Enrico Richetti che mi ha risposto "Non c'è molta materia per una risposta, solo il fatto che i motivi del "veganismo" di Daniele sono legati solo all'impossibilità di osservare le regole della kasheruth a palazzo". In altre parole il profeta Daniele si comportava come qualsiasi ebreo osservante della Kasheruth si comporta quando viene a Vicenza: mangia insalata!
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