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False sponsorizzazioni, GdF: frode fiscale e iva evasa per 12 milioni

Di Redazione VicenzaPiù Martedi 21 Luglio 2015 alle 16:27 | 0 commenti

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Il Comando Provinciale Guardia di Finanza Vicenza resoconta lunghe e complesse indagini dei finanzieri della Compagnia di Bassano del Grappa

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza di Bassano del Grappa ha concluso le verifiche fiscali nei confronti delle aziende coinvolte nel vorticoso giro di circa 86 milioni di fatture, emesse/utilizzate, relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti nel settore delle sponsorizzazioni, individuando, complessivamente, una base imponibile sottratta a tassazione per circa 50 milioni di euro ed una IVA evasa per oltre 12 milioni di euro.

Sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria per diversi reati tributari 45 persone ed è stata avviata la procedura di sequestro di beni nella disponibilità dei responsabili, in funzione della confisca in misura equivalente ai tributi evasi, per quasi 7 milioni di euro. I sequestri di beni già eseguiti sono stati pari ad un valore di circa 700 mila euro.

I predetti risultati di natura tributaria sono il frutto delle complesse indagini di polizia giudiziaria condotte dalla Guardia di Finanza di Bassano del Grappa nell’ambito della vasta frode fiscale scoperta nel settore delle “sponsorizzazioni” dell’hockey su pista e della pallavolo, che ha coinvolto 174 tra associazioni/societa’ sportive e aziende sponsor, localizzate per la maggior parte nel Veneto e nell’Emilia Romagna, ma anche in Lombardia e Trentino. 

Le indagini, condotte sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, sono state avviate dalla Guardia di Finanza di Bassano attraverso una attività di verifica fiscale ad una delle aziende sponsor coinvolte, che ha consentito di individuare alcune società/associazioni sportive – operanti, come detto, nel settore sia del volley che dell’hockey, con sede nelle province di Vicenza, Venezia e Reggio Emilia – responsabili, unitamente alle aziende sponsorizzatrici, dell’attività fraudolenta, resa possibile anche attraverso l’interposizione fittizia di alcune società di comodo, intestate a prestanome, prive di strutture operative (c.d. “cartiere”).

Tra le persone indagate è emersa la figura di un vicentino (B.M. di anni 53) il quale -  avvalendosi di diverse società “cartiere” (le due più rilevanti localizzate a Verona e Reggio Emilia), che si interponevano tra le associazioni sportive e le imprese clienti - si era dedicato in modo professionale all’attività di procacciamento di “sponsor”, emettendo a loro favore fatture “gonfiate”.

Tale meccanismo fraudolento – nel consentire il naturale finanziamento dell’associazione sportiva (che tratteneva, però, una minima parte della somma ricevuta per la sponsorizzazione) – veniva posto in essere con lo scopo di permettere all’utilizzatore delle fatture false l’indebita deduzione di costi fittizi, l’indebita detrazione dell’IVA e, soprattutto, di crearsi ingenti “fondi neri” extracontabili, generando così una concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori onesti.

Fondamentale per la ricostruzione dei ruoli e delle responsabilità delle persone sottoposte alle indagini - oltre agli interrogatori e l’escussione di molteplici soggetti informati sui fatti - il lavoro di ricostruzione dei flussi finanziari movimentati dagli indagati sui conti correnti intestati alle società cartiere, i cui amministratori/prestanomi provvedevano a monetizzare i bonifici formalmente accreditati sui predetti conti, trattenendo una percentuale variabile e restituendo la gran parte dell’ammontare in contanti ai titolari delle aziende clienti.

In tale contesto, determinante è risultata, inoltre, la ricostruzione dei costi realmente sostenuti dalle associazioni sportive, le quali, per bilanciare le sovrafatturazioni praticate, hanno contabilizzato costi di gran lunga superiori rispetto a quanto effettivamente sostenuto per il perseguimento delle proprie finalità sportive.

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