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"Veneti in Controluce" di Ausilio Bertoli: 18 racconti di personaggi senza troppo "chiasso"

Di Italo Francesco Baldo Venerdi 12 Ottobre 2018 alle 10:20 | 0 commenti

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Tra i generi letterari quello del "racconto", un tempo si preferiva chiamarlo "novella", è tra i più difficili perché in una forma chiusa e relativamente breve individua e precisa il protagonista in un ambiente e in un tempo ben definito, certo insieme ad altri, ma focalizzandosi particolarmente sul personaggio. Questo appare nella sua realtà quotidiana nella quale la sua esperienza umana, quasi sempre riferita ad un piccolo contesto, è descritta per dargli consistenza anche in quei frammenti di realtà che spesso sfuggono, ma sono talora anche più importanti delle visioni del mondo.

Con una prospettiva originale Ausilio Bertoli nella sua ultima fatica letteraria, Veneti in controluce (Ravenna, Fernandel, 2018, 128 pg, 12 euro, ebook 6,49) ci propone 18 racconti nei quali vari personaggi vengono visti in uno sfondo di antiche abitudini, ma nello stesso tempo di vita attuale. Ne derivano descrizioni di carattere, ma senza scavi interiori o macerazioni psicologiche, ma nella quotidianità che è poi quello che è per quasi tutti gli uomini la massima realtà. Così tra l'economo della Casa di riposo, che cerca di tenere con precisione i conti, ma si scontra con la realtà delle dinamiche dei vecchietti che si fanno dispetti, anche gravi tra loro e lui finisce per esser considerato il colpevole perché non ha preso quei provvedimenti, che pur non competendogli, avrebbe dovuto prendere. Poi vi è la veneta d'adozione, nata a Vukovar in Croazia, maritata ad un polesano che lavora però in Egitto. Disturbata continuamente nel condominio da un Rottweiler, disadattato proprio perché costretto in un appartamento, dove vigono regole, ma che tutti non rispettano, pur dichiarando sempre la loro necessità. Così dopo tanto sopportare, con impeto si sfoga...e tutto tace.
Non mancano nemmeno descrizioni d'ambiente, come quello vicentino di Campo Marzio, dove nessuno sa mai veramente quello che succede in quella zona d'ombra, dove s'agita un'umanità di spacciatori, criminali, consumatori e dove la polizia è inerte, e il tutto suscita anche note di possibili solidarietà, che cozzano con la realtà che viene vissuta come ineludibile.
Con ostinazione, tipica dei veneti, uno, imprenditore ormai, cerca di fare il ragazzo, ma cadendo inevitabilmente. Fa però finta di nulla e corre nuovamente sulla sua strada, poi c'è Giuliana che insegue quello che crede il suo uomo, ma lui poco di lei si cura.
Sono tutti personaggi chiari, senza filtri li vuole A. Bertoli che considera i veneti come esseri dall'anima comunque melanconica, perché gli accidenti della vita svelano i loro percorsi di vita, ma senza troppo chiasso. Così la loro umana commedia, dove non vi sono fronzoli, ma quella quotidianità che possiamo anche ritrovare in noi stessi, nelle nostre piccole vicende. Guardare il mondo con distacco non è facile, perché in ogni altro uomo troviamo almeno una sfumatura, appunto in controluce, di noi stessi. Così la sorte delle umane genti venete? Parrebbe proprio di sì, ma nei racconti esce sempre quel filo, magari tenue, di tranquillo voler vivere che è poi quel veneto "faso i fatti miei".

Leggi tutti gli articoli su: Ausilio Bertoli, Veneti in controluce

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