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Un paese umiliato e bloccato dal condannato Berlusconi: lo sostiene Langella

Di Redazione VicenzaPiù Sabato 24 Agosto 2013 alle 16:52 | 0 commenti

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Riceviamo da Giorgio Langella, segretario regionale PdCI, e pubblichiamo

Cosa sta succedendo al nostro paese? Tutto bloccato perché un condannato in maniera definitiva non vuole scontare la sua pena. Vuole essere trattato in maniera diversa dagli altri cittadini. Vuole essere considerato intoccabile e avere l'impunità.

Il suo nome è Silvio Berlusconi, ex presidente del consiglio e capo incontrastato di una formazione politica che ha governato il paese in tutti questi ultimi anni.

Hanno fatto di tutto per non fare processare Berlusconi. Hanno approvato leggi che hanno dimezzato i tempi di prescrizione, che hanno dilatato i tempi dei processi, che hanno depenalizzato reati per i quali il "capo" poteva essere inquisito come il falso in bilancio.
L'hanno fatto anche con la benevolenza e l'apatia di un'opposizione parlamentare che, senza la sinistra e i comunisti, si è dimostrata troppo timida e, spesso, complice.
Oggi, i dirigenti del PdL, sono riuniti nella villa del capo per decidere le sorti del paese. Una cosa incredibile ... un personaggio che è stato dichiarato "delinquente" si permette di pontificare, di ricattare, di minacciare, di lanciare proclami. E questo senza che ci sia un doveroso intervento da parte delle massime autorità del paese. Anzi, ci sono dichiarazioni ambigue che aprono alla possibilità di "atti di clemenza", si parla velatamente di "amnistia", ci sono riconoscimenti della "grandezza" e dell'importanza del condannato. Si dice che ha ottenuto "milioni di voti" e in base a questo si vorrebbe che le sentenze non avessero alcun valore. Un populismo aberrante che vuole azzerare il lavoro della Magistratura. Ma, in democrazia, un delinquente rimane tale anche se risulta "simpatico al pubblico", anche se ha "milioni di voti".
Ricordiamoci che Berlusconi è stato condannato dopo tre gradi di giudizio da giudici diversi, che ha avuto la migliore e costosa difesa possibile, che ha tentato in tutte le maniere non di dimostrare la propria innocenza ma di non farsi processare.
Il governo non fa niente. Ieri ha rinviato la riunione che era programmata e, quindi, non ha preso nessuna decisione su temi importanti per l'Italia. È tutto fermo in attesa di conoscere cosa deciderà il "condannato di Arcore".
È una situazione umiliante e indegna di un paese civile. Una situazione che dimostra l'inadeguatezza e la pochezza delle forze politiche che siedono in parlamento. Una situazione di estremo pericolo per la tenuta democratica del paese.
Di fronte a queste vicende vengono alla mente le parole di Pier Paolo Pasolini che scriveva: "Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmenteegoista di una società".
Ecco è venuta l'ora di essere fortissimi.

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