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Tariffe servizio idrico: forum per l'acqua e federconsumatori ricorrono al Tar

Di Redazione VicenzaPiù Venerdi 8 Marzo 2013 alle 15:21 | 0 commenti

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Acquabenecomune Vicenza - Con la nuova tariffa transitoria per il servizio idrico integrato emanata dall'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, il risultato del referendum sull'acqua doveva essere "pienamente rispettato". Così non è stato e per questo Federconsumatori e il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua hanno promosso un ricorso al TAR della Lombardia contro la delibera del 28 dicembre 2012, con cui l'AEEG ha appunto approvato il metodo tariffario transitorio per il 2012 e il 2013 per il servizio idrico integrato.

Vista anche la sentenza del Consiglio di Stato avevamo sollecitato, anche in quella circostanza, la riformulazione della nuova tariffa transitoria. In particolare abbiamo sottolineato la necessità di eliminare definitivamente la "remunerazione del capitale investito" e di "evitare l'applicazione di qualsiasi altra voce" che potesse introdurla sotto un altro nome come invece è accaduto - anche se in misura leggermente inferiore - con gli "oneri finanziari". Questi ultimi sono inoltre determinati in modo standardizzato (circa il 6,4% del capitale investito netto) a prescindere dalla situazione effettiva dei singoli gestori e avranno un impatto di aumento preoccupante sulle bollette. 
Le intenzioni di discostarsi dagli esiti referendari sono emerse già dal primo documento di consultazione dell'Autorità, in cui era prevista la "riformulazione nominale" delle componenti di remunerazione del capitale investito. Inoltre il documento stesso si focalizzava sulla sussistenza di un vincolo comunitario, che avrebbe implicato l'obbligo di includere nella tariffa dei "costi finanziari" comprensivi dei costi operativi e di manutenzione e dei costi capitale. Tale interpretazione, ostinata, fumosa ed erronea, della direttiva 2000/60/CE ha lasciato il segno con il provvedimento approvato il 28 dicembre 2012 dall'AEEG.
L'AEEG invece di aprire una nuova via in seguito al pronunciamento della Corte Costituzionale e al referendum, ha preferito percorrere la vecchia strada già conosciuta, anche se con un approccio differente, ma sempre distante, fuorviante e lesivo dalla chiara volontà popolare espressa da 27 milioni di italiani.


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