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"Stacchio show" a palazzo Trissino, tra selfie, armi, Rosa e Olindo, Diaz, libretto di Mao

Di Edoardo Andrein Venerdi 10 Aprile 2015 alle 23:57 | 0 commenti

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Abbiamo già anticipato della presenza, durante la presentazione delle iniziative del Comune di Vicenza sulla difesa civile non violenta, dell'icona mediatica-popolare Graziano Stacchio a palazzo Trissino, tra divertenti racconti sui selfie "monate che mi chiedono di fare" fino alla sua partecipazione alla tre giorni di dibattiti come portatore della sua tragica esperienza in seguito al ferimento a morte di un rapinatore sinto.

Fin dal suo arrivo in Comune è stato un continuo di strette di mano e di "piacere di averla conosciuta", a cui ha partecipato anche il presidente del Consiglio Comunale Federico Formisano che nella prossima seduta consiliare chiederà ai consiglieri di firmare la ben nota proposta di legge di iniziativa popolare (firmata anche da Stacchio e da chi sta scrivendo, mentre la collega del GdV presente si è gentilmente, e prudentemente, rifiutata) alla quale ha già aderito l'assessorato alla comunità e alle famiglie del Comune di Vicenza capeggiato da una Isabella Sala raggiante nel fare gli onori di casa all'ospite Stacchio e nel presentare le iniziative degli incontri di ColtiViamoci.

È mancata solo la presenza del sindaco, fatto a chiamare per raccogliere davanti a giornalisti e fotografi la sua firma, come hanno già fatto diversi sindaci italiani, come quelli di Genova, Piacenza, Messina, Napoli, Milano, Reggio Emilia, ma Achille Variati non era presente a palazzo in quanto impegnato poco distante nella sede della Provincia per presentare i tagli delle aziende partecipate dell'altro Ente da luipresieduto.

Una volta entrati nella sala Chiesa che ospitava la conferenza è partito lo Stacchio show, durante e dopo l'incontro con la stampa che come era inevitabile, vista la presenza della nuova star mediatica conosciuta anche all'estero ("solidarietà ed e-mail mi sono arrivate anche da cittadini di Francia, Olanda e Stati Uniti"), non ha riguardato solo la sua partecipazione alla prima giornata sulla "trasformazione non violenta dei conflitti" a cui forse parteciperà anche Sedrik Dori, il ragazzo sinto del campo di viale Diaz già salito agli onori delle cronache per aver salvato una signora finita con l'auto nel fiume e che Stacchio ha proposto di premiare con una medaglia (Dori è stato invitato dagli organizzatori ma, forse più schivo del vicentino, non ha ancora confermato la presenza).

Il fiume in piena di parole di Stacchio nello spiegare ancora una volta la tragica esperienza è iniziata dai mantra ("io non sono un eroe, gli eroi sono magistrati, forze dell'ordine, operai", "non voglio strumentalizzazioni politiche") per poi passare a riflessioni del tipo "in quei momenti è difficile decidere cosa fare, o scappi o provi a difendere". E quando gli facciamo presente che magari c'è qualcuno che probabilmente non "prova a difendere" e "non scappa", ma chiama la polizia, la sua reazione è consitita in una risata, dato che "la polizia chissà quando sarebbe arrivata".

Poi alla domanda se consiglierebbe di tenere un'arma in casa a un cittadino, la sua prima immediata risposta è un "sì, lo consiglierei"; ma dopo aver notato gli sguardi sorpresi dei presenti e la domanda ripetuta dagli organizzatori dell'evento pacifista a Vicenza, la risposta si è tramutata in un "no, non lo consiglierei".

La questione armi ha portato altre dichiarazioni su cui vale la pena riflettere: "il fucile con cui ho sparato me l'hanno regalato", "vent'anni fa avevo comprato una pistola su consiglio di una persona", "io ho fatto il servizio militare obbligatorio, è stata una scelta sbagliata abolirlo, anche il servizio civile", "un poliziotto mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha detto grazie".

Ma la mattinata con i racconti del signor Stacchio si è "arricchita" anche di diversi aneddoti divertenti e curiosi, oltre a quello dei selfie, come per esempio: "ho ricevuto proposte di candidature alle elezioni regionali, una cosa assurda", "oggi un cliente di mia moglie ha detto di aver assistito a tutta la mia vicenda con i rapinatori, ma non ha detto nulla per non mettersi in mezzo ai pasticci".

Fino all'apoteosi finale che spazia a tutto campo:

"Rosa e Olindo, i coniugi del massacro di Erba non li voglio giustificare, ma anche loro sono stati provocati" e poi "Arnaldo Cestaro, l'anziano ferito al G8, lo conosco da tanti anni, da quando mi portava al distributore di benzina i libretti di Mao...".

Stacchio comunista?

"No, no - si affretta a puntalizzarci - me li portava per divulgare le sue idee".

"Cestaro è un violento verbale per natura - chiosa - ma non farebbe male a una mosca".

Lui, Cestaro.

Stacchio non si è ancora capito bene.


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