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Bassano del Grappa, Silvio Orlando apre la nuova stagione teatrale

Di Comunicati Stampa Venerdi 12 Gennaio alle 15:23 | 0 commenti

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S'intitola "Lacci" lo spettacolo che inaugurerà la Stagione Teatrale Città di Bassano, promossa dall'Assessorato alla promozione del Territorio e della Cultura e curata da Arteven con il Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazionale. Lunedì 15 gennaio alle ore 21.00 andrà infatti in scena al Teatro Remondini un protagonista indiscusso del panorama italiano: Silvio Orlando, interprete principale del testo di Domenico Starnone ("Lacci"). Silvio Orlando ci regala una storia emozionante e fortissima: il racconto di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti, quelli che ci sembrano insuperabili e quelli che ci fanno compagnia per una vita intera; il testo parla di un uomo, di una donna e di un drammatico e rabbioso naufragio matrimoniale. 

I due si sono sposati giovani all'inizio degli anni ‘60 per desiderio di indipendenza, ma poi attorno a loro il mondo è cambiato, e ritrovarsi a trent'anni con una famiglia a carico è diventato un segno di arretratezza più che di autonomia.

Adesso lui se ne sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta con cui i giorni sono sempre gioiosi, mentre lei è rimasta a Napoli con i figli, a misurare l'estensione del silenzio e il crescere dell'estraneità. Niente è più radicale dell'abbandono, ma niente è più tenace di quei lacci invisibili che legano per sempre le persone.

Tradizionale o atipica, nucleare o allargata, la famiglia si conferma luogo nevrotico per eccellenza, spunto irrinunciabile per costruire e raccontare storie. Su questo sentiero scava anche la versione teatrale di "Lacci", diretta da Armando Pugliese, che realizza cinque scene, cinque movimenti per narrare miserie e splendori di una famiglia borghese contemporanea.

La prima scena si svolge in un classico interno domestico: un uomo (Silvio Orlando) è seduto in silenzio. La moglie (Vanessa Scalera) legge lettere scritte quando lui ha lasciato la famiglia per andare a vivere con la sua giovane amante. Quello che manifesta è un mix di livore, rabbia e impotenza, il racconto in forma epistolare di un abbandono, della disgregazione di un nucleo famigliare.

Nella quinta e ultima scena invece compaiono i figli quarantenni della coppia (Sergio Romano e Maria Laura Rondanini). Tratteggiati nei precedenti quadri come bimbi problematici e adolescenti frustrati, sono adesso un uomo e una donna irrisolti e anaffettivi. Cresciuti nel disamore, hanno respirato una tempesta sentimentale e adesso pagano con le loro vite un conto salatissimo.

"Lacci" è un affresco generazionale, un affondo amaro diretto alla società del boom economico, un'analisi disincantata della situazione contemporanea segnata da miseria materiale e morale. La solida regia di Armando Pugliese trasforma il dramma familiare in un'indagine umana dai tratti pirandelliani, invitando lo spettatore ad andare alla ricerca di una verità sfuggente.

Per informazioni e prevendita 0424 524214 - 0424 519819 www.operaestate.it


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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.

Martedi 9 Gennaio alle 17:36 da kairos
In Diamanti con Variati fa fare una figuraccia al min. Dario Franceschini: l'Anac di Cantone accende i fari su Giovanni Villa, GdV prende lucciole per lanterne e Valmarana mente...

Venerdi 8 Dicembre 2017 alle 06:57 da kairos
In Porta Santa Croce: un edificio copre l'unico reperto medievale di Vicenza e il torrione è ancora inagibile. E le altre opere incompiute?
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