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Peter Hammill dei Van Der Graaf Generator fa una lezione sui disastri della finanza speculativa in Sci-Finance 40 anni... fa

Di Giorgio Langella Sabato 6 Gennaio alle 10:16 | 0 commenti

Vi proponiano una canzone dei Van Der Graaf Generator di 40 anni fa: l'attualità delle parole è inquietante. Evidentemente ci sono artisti (Peter Hammill in questo caso) che hanno la vista lunga. La canzone si chiama Sci-Finance (da Sci-fi, fantascienza), la musica è abbastanza "dura" ma la proponiamo per un ascolto riportando le parole così come tradotte con la supervisione dello stesso Hammill: se l'avesse scritta un risparmiatore deluso non ci saremmo meravigliati, ma, a volte, i veri artisti sono preveggenti...

Sci-Finance

(Peter Hammill)

 

Hai acquisito azioni in una speculazione

e alcuni titoli di stato di prim'ordine,

hai cercato di sfruttare il più possibile la durata dell'obbligazione,

il gioco è iniziato …

 

Insegui i tori in un'eterna corrida,

il pensiero di una perdita è insopportabile,

consulti l'indice cercando un leader di mercato,

un suggerimento e una preghiera.

 

Sarà meglio che tu esca a vedere la luce del giorno:

la notte scende in fretta sulla City.

Dici di essere un capitalista cristiano,

ma danzi al suono di un motivo differente.

 

Lavoro per i giovani e sussidi per gli operai;

razionalizza, fai una vendita frazionata e scappa.

Se il contratto va per le lunghe,

allora devi arraffare di più.

Non è, forse, come il Monopoli?

 

Nel frattempo hai fatto dei buoni affari,

Giuda e Faust sono d'accordo.

Quando arriverà la rivoluzione potresti essere spazzato via,

ma scommetto che finirai per tornare in gioco …

 

Solo il denaro,

solo il denaro.

 

Prima o poi, nel futuro, potresti rebderti conto che il giorno

in cui prendesti la decisione di avere il denaro come tuo unico scopo

fu la tua alba più oscura e che, da allora,

hai venerato le cifre come divinità.

Per te le persone sono solo pedine.

 

Ma questo affare include te:

sei solo una voce di bilanci, come tutto il resto.

E anche tu, messo a nudo,

supplichi il dio denaro di non essere messo alla prova.

 

Ma lui non ha più bisogno di te.

Ora c'è silenzio nella salla delle contrattazioni di borsa.

 

Abili computer finanziari chiacchierano in privato.

Ora non c'è più nessuno.

Solo il denaro.

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A CAMMILLO CAVOUR


nel 1867.

___


O nell’ora del nembo e del periglio
Sempre invocato, che più grande appari
Quanto più gonfi il trepido naviglio
4Battono i mari;

Chiuse son l’Alpi allo stranier: clemente
Rise una volta a’ popoli fortuna:
Tutte al suo desco le città redente
8Italia aduna.

Più non cercar. Delle battaglie il nome
Oh non chiedere a’ tuoi: sovra qual onda,
Sovra qual campo; e se le nostre chiome
12Lauro circonda.

A’ vincenti terribile il vessillo
Parve d’Italia: i giovani guerrieri
Volâr sull’ erta, ma con noi, Cammillo,
16Tu più non eri.

[p. 180 modifica]

Invan crebber le file: invan da’ porti
Più possente navil sciolse il nocchiero;
Non valser tante prue, tante coorti
20Il tuo pensiero.

In picciol nido l’aure interrogando,
Con poco stame a lunga tela assiso,
E l’ovra della mente ardua velando
24Di facil riso,

Gli occhi alzasti; e di fanti e di cavalli
Alla muta parola obbedïenti
Dal Cenisio sull’itale convalli
28Sceser torrenti.

E pria sul lido del remoto Eusino
Fra le pugne agitata e fra le nevi
La morta face del valor latino
32Raccesa avevi.

A’ cupi genî del Tirren custodi
Serti offrivi non visto, e taciturna
La partenza pregavi e fida ai prodi
36L’aura notturna,

Quando dell’Etna alla fremente riva
I Mille veleggiavano; portavi,
Celando sotto il mar la man furtiva,
40Le balde navi.
[p. 181 modifica]


Sparver gli avversi troni; e del tuo spiro
Che percorrea de’ novi abissi il seno,
La possa irresistibile sentiro
44Adria e Tirreno.

Itali fummo. Ed esultavi allato
Del Re più degno in Campidoglio atteso,
Quando cadevi, e dell’Italia il fato
48Parve sospeso.

Ansio cadevi dell’Olimpo al piede,
Indomato Titano. Orfana ancora
Sull’orma tua, cui pari altra non vede,
52Italia plora.

Ode di pugne inauspicate il foro
Risonar tempestoso; ed ella intanto
A’ suoi mali non trova altro ristoro
56Che sdegno e pianto.

Dell’indugio si sdegna e de’ consigli
Con gioco assiduo sul fiorir recisi;
D’altre barriere, che di monti, i figli
60Piange divisi.

O nata a non perir, stirpe fatale!
O risorgente dalle tue ruine
Popolo, che ricigni or l’immortale
64Infula al crine;
[p. 182 modifica]


De’ secoli più grande e de’ tuoi guai,
Se come in altro dì non ti è concesso
Reggere il mondo, mostra almen che sai
68Regger te stesso.

Martedi 9 Gennaio alle 17:36 da kairos
In Diamanti con Variati fa fare una figuraccia al min. Dario Franceschini: l'Anac di Cantone accende i fari su Giovanni Villa, GdV prende lucciole per lanterne e Valmarana mente...

Venerdi 8 Dicembre 2017 alle 06:57 da kairos
In Porta Santa Croce: un edificio copre l'unico reperto medievale di Vicenza e il torrione è ancora inagibile. E le altre opere incompiute?
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