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Matteo Marzotto a Il Sole 24 Ore: "locali e globali allo stesso tempo"

Di Rassegna Stampa Mercoledi 2 Settembre 2015 alle 09:56 | 0 commenti

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Matteo Marzotto e il suo team raccolgono i frutti di oltre un anno di lavoro e rinnovamenti di Fiera di Vicenza e in particolare di VicenzaOro, manifestazione di punta dell’ente veneto. Presidente esecutivo di Fiera di Vicenza dall’inizio del 2014, l’imprenditore e manager, che ha lavorato in piena sintonia con il direttore generale Corrado Facco, ha molte aspettative per l’edizione che sta per aprirsi.

E il suo – sottolinea – è «ottimismo della ragione», non un semplice atteggiamento positivo e di scommessa sul futuro dell’industria orafa italiana e, contemporaneamente, dell’offerta fieristica.
La questione dell’occupazione degli spazi è sempre più importante. Per l’edizione Fall 2015 come è andata?
Alla fine di luglio la maggior parte dei metri quadri disponibili era già venduta. Ma va detto che anche su questo fronte il lavoro è molto cambiato: chiusa un’edizione, si inizia subito a lavorare a quella successiva, senza soluzione di continuità. E comunque il ruolo degli enti fieristici non è più quello di meri affittuari di spazi, conta offrire servizi e un ambiente che favorisca gli incontri di business, il marketing, la comunicazione. Solo grazie a questa trasformazione le fiere si stanno dimostrando, anche nell’era di internet e degli spazi virtuali, uno strumento importante per la promozione di un’azienda in Italia e all’estero.
Anche l’Andrea Palladio International Award è un esempio di questa strategia?
Esatto. E prova ne è il fatto che vi partecipano persino aziende che non sono presenti in fiera con uno stand, ma che riconoscono il valore del premio, utile inoltre a valorizzare l’intera filiera orafa, non soltanto i suoi anelli a valle, cioè i marchi.
Un’altra novità introdotta con la sua presidenza è il Museo del gioiello, inaugurato nel dicembre 2014. Può già fare un bilancio?
Sì ed è molto positivo. Il museo è stato aperto ufficialmente pochi giorni prima dello scorso Natale: nei primi sette mesi abbiamo avuto più di 30mila visitatori e speriamo che, grazie al passaparola e alla promozione che continueremo a fare, il trend di crescita continui, non solo in occasione delle fiere. Le idee vincenti alla base del museo sono due: far capire che ogni gioiello è un pezzo unico, come del resto è il museo stesso, e creare un legame tra passato e futuro, tra grande tradizione orafa veneta e italiana e ricerca e innovazione. Il museo inoltre è stato pensato da Patrizia Urquiola e dalla direttrice Alba Cappellieri, professore di design del gioiello al Politecnico di Milano, per cambiare spesso allestimento, per essere in continua trasformazione. La prossima mostra si chiama Next Generation e offre uno sguardo sui giovani designer di gioielli. Il museo (ospitato all’interno della seicentesca Basilica del Palladio, ndr) è, last but not least, un modo per legarci ancora di più al territorio e per farlo conoscere all’estero. In fondo è questo il principio guida di Fiera di Vicenza e non solo di VicenzaOro: essere local e global allo stesso tempo. Mantenere vivi i legami con il passato e la tradizione avendo uno sguardo sul mondo, sull’internazionalizzazione.
Tornando ai servizi, quanta autonomia hanno gli espositori per gli allestimenti?
Una parte rilevante degli stand è pre-allestita, per facilitare soprattutto le piccole e medie aziende e per dare un’immagine coerente e uniforme, in senso positivo, della manifestazione. VicenzaOro, specie ora che puntiamo sul format Boutique. Nel padiglione sette però, che ospita i grandi brand, ci sono stand con metrature molto elevate dove c’è uno sforzo creativo molto forte. Spesso questi stand sono il frutto del lavoro di architetti specializzati in strutture temporanee che devono però trasmettere i valori di un’azienda e dei suoi brand.
Fiera di Vicenza è un esempio di partnership di successo pubblico-privato. Quali sono gli obiettivi della sua presidenza a medio-lungo termine?
Confermo: l’ente ha superato brillantemente la crisi economica degli ultimi anche grazie alla sua struttura societaria, una spa che ha azionisti pubblici (Comune, Provincia e Camera di Commercio hanno il 97% del capitale, ndr), ma una vocazione privatista, nel senso migliore del termine. Il buon lavoro di chi ha amministrato l’ente fiera ha permesso di distribuire, per gli ultimi sette anni, utili a tutti i soci. In uno scenario globale però siamo piccoli: si pensi ad esempio che in Germania la fiera più piccola ha un fatturato di 400 milioni, noi abbiamo chiuso il primo semestre 2015 a 21,6 milioni. Ma anche in Francia e Regno Unito il giro d’affari dei protagonisti del settore è molto maggiore. Per essere competitivi si possono stringere accordi con altre fiere, tema su cui abbiamo lavorato e continueremo a lavorare, in Italia e all’estero. Dal 23 al 26 aprile si è svolta la prima edizione di VicenzaOro Dubai, frutto della joint venture con la società locale DV Global Link.
Si era parlato anche di quotazione.
Una possibilità che non escludiamo, ma che va studiata e che costituisce un obiettivo di medio-lungo periodo.
Tornando alla gioielliera, quali sono le tendenze del mercato?
Nel 2008 e 2009 il settore ha molto sofferto e ha cominciato e riprendersi solo alla fine del 2012. Da allora però c’è stata una crescita sia dell’export sia del fatturato tra il 5 e il 7%. Il prezzo dell’oro è un fattore importante, ma il vero nodo è la capacità delle aziende italiane, di ogni dimensione, di ristrutturarsi per affrontare le sfide globali, anche consorziandosi per rafforzare la filiera e mantenerla integra, come accade nel tessile-abbigliamento-moda. I dati Istat e Unioncamere per gennaio-aprile sono confortanti: indicano un aumento del 5% del fatturato, del 14% dell’indice di produzione e del 16% dell’export. E c’è un altro fattore molto positivo, il re-shoring: molte produzioni che erano andate all’estero stanno rientrando, riscoprendo il valore del made in Italy e dell’estrema flessibilità che si può ottenere producendo in loco per reagire in tempo reale alle richieste che arrivano dai vari mercati.
di Giulia Crivelli da Il Sole 24 Ore


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