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L'Orfeo di Claudio Monteverdi torna al Teatro Olimpico dopo 60 anni

Di Redazione VicenzaPiù Lunedi 4 Settembre 2017 alle 11:31 | 0 commenti

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Sarà un Orfeo decisamente diverso quello che va in scena il 6 e 7 settembre in quel capolavoro cinquecentesco che è il Teatro Olimpico nell'ambito del festival Vicenza in Lirica 2017. E la sua diversità si potrà cogliere istantaneamente. Taglio musicale, veste scenografica e regia concorreranno, infatti, a narrare una storia parallela a quella del mito, una storia che appartiene al nostro passato e al nostro presente che sfiora profonde tematiche sociali e storiche.

Una narrazione fluida - che vede alla regia il direttore artistico di Vicenza in Lirica Andrea Castello -farà scoprire sotto una nuova luce lo spazio creato da Andrea Palladio, attraversandolo con la potenza delle significative immagini e l'espressività di una forte e innovativa chiave di lettura musicale. Lo spettacolo ruota tutto attorno al concetto di conflitto: il conflitto interiore di Orfeo che lo porta a perdere la sua Euridice, il conflitto fra la città ideale dello Scamozzi e il frons scaenae classico di Palladio, il conflitto tra le diverse letture musicali del capolavoro monteverdiano e il conflitto bellico che, pur colpendo Vicenza al cuore, ne risparmiò per miracolo il Teatro Olimpico.
Filtro di lettura raffinato e tagliente saranno le incisioni del grande artista vicentino Neri Pozza, veicolate attraverso l'occhio giovane e sensibile di una talentuosa azienda vicentina di video mapping e l'esperienza di uno scenografo quale Mauro Zocchetta.
Lo spazio dell'Olimpico verrà squarciato, esaminato, sezionato e ridisegnato attraverso gli strumenti della mappatura ed elaborato attraverso l'occhio di Mauro Zocchetta, che andrà ad aggiungere o togliere, definendo questo o quell'elemento, ricercando sempre la figura e l'opera del Palladio all'interno del Palladio stesso. Cosi la facciata sarà costantemente modificata e la parte più scenografica la faranno le incisioni, cuore emozionale dello spettacolo.
Il lavoro straordinariamente poetico di Neri Pozza (Vicenza, 5 agosto 1912 - Vicenza, 6 novembre 1988) ripercorre lo spazio urbano vicentino osservato per 40 anni in cui egli racconta la sua città cominciando a inciderne i giardini (parallelo con Orfeo), poi le vedute di Vicenza passando quindi a ritrarla da tutte le sue angolature, appiattendola e studiandone il percorso romano, le rovine, la guerra, la distruzione, la sua ricostruzione, definendola come una scultura e infine sommergendola fra gli alberi. Le ultime vedute di Vicenza illustrano un Palladio coperto dagli alberi. È una visione reale, simbolica e polemica che veicola uno spirito civile che si materializza nelle incisioni.
L'artista suggerisce ai vicentini come guardare la propria città, come riscoprirla e come farla vivere e rinascere. Questo il cuore dello spettacolo, la chiave emozionale e il fulcro da cui tutto parte: un
grande artista e il suo amore per la sua città ferita, abbattuta, rinata.
Lo spettacolo trova la sua ambientazione nel periodo della Seconda Guerra Mondiale in un momento in cui la città doveva proteggersi e proteggere i suoi monumenti dai bombardamenti.
In quest'ambientazione prende vita la regia dell'Orfeo di Andrea Castello. Una lettura contemporanea che, attraverso l'introduzione di un nuovo personaggio, esplicherà un diverso tipo di conflitto umano, oggi contemporaneo come ai tempi di Orfeo. 

Il tema della tormentata ricerca della propria identità sessuale sarà centrale in questo Orfeo aprendo una voragine contemporanea che si specchia nelle ben diverse voragini aperte nella città di Vicenza durante la guerra.
«Nel rispetto rigoroso del frons scenae palladiano e della scenografia di Scamozzi, utilizzeremo una moderna tecnica di video mappatura per portare in teatro la storia di Vicenza che muore sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale per poi rinascere come città ideale nelle vedute
di Neri Pozza
», spiega Andrea Castello.
Un Orfeo, dunque, che scorda per un attimo le chiarissime leggi dell'Ade o che, deliberatamente voltandosi, riporta Euridice nell'ombra per cominciare una nuova vita come spiega lo stesso regista. «La mia regia racconta il conflitto bellico subito da Vicenza nel secolo scorso, ma anche il conflitto di un Orfeo alla ricerca della propria identità sessuale. La presenza in scena di un ballerino immobile come una statua che gradatamente prende vita, rappresenta l'attrazione di Orfeo per la figura maschile in contrapposizione all'amore per Euridice sublimato nella poesia. Ovidio e Poliziano raccontano di un Orfeo che, una volta persa Euridice, preferisce "l'amore per gli uomini" rifiutando per sempre ogni attenzione femminile. Forse Orfeo si gira volutamente a guardare Euridice per farla tornare nell'Ade, o forse quello è il momento in cui Orfeo prende consapevolezza della propria omosessualità. L'Orfeo è una figura molto più complessa e tormentata di quella raccontata sinora e la mia regia lo evidenzia».
Dal punto di vista musicale l'Orfeo di Vicenza in Lirica 2017 propone una chiave di lettura forte decisa che, senza modificare la partitura monteverdiana, ne sposta certamente alcune variabili.
Il Maestro Francesco Erle, attraverso un lavoro filologico e approfondito e servendosi rigorosamente solo degli strumenti musicali pensati da Monteverdi, infatti propone scelte forti.
Basandosi su alcuni recenti studi sui segni che nelle stampe del '600 delimitano la fine di ogn struttura, Erle pensa che quei segni possano essere interpretati non come pausa o cesura ma in modi atti a trasformare la scena musicale in una scena più teatrale e ‘lirica'. Dunque Monteverdi, che nelle esecuzioni canoniche conosce molte pause, diventerà un continuum musicale.
Inoltre Erle ha diviso, in maniera netta, il recitativo dall'arioso utilizzando, nel recitativo, anche tutte le tecniche di diminuzione del '500 (floride) e nell'arioso, definendo un preciso incedere, creerà dunque una forte differenza tra i due stili.
Evidenzierà poi molto le figure retoriche utilizzando anche il ‘concitato' (un accelerato perfettamente comprensibile al pubblico) perché richiesto dalle figure retoriche che lui utilizza e ‘l'aggravando' quando, per evidenziare il testo, si calma il ritmo nella musica.
Uno spettacolo dunque innovativo sotto ogni angolazione, che andrà oltre la partitura e che troverà la sua potenza proprio nel magnifico Teatro Olimpico: stravolgere due archetipi della nostra idea di classicità ribaltandoli e mostrandoli in negativo è la sfida ardita che Andrea Castello ha saputo vincere con una lettura contemporanea dell'Orfeo di Monteverdi. Una regia emozionale ed evocativa tesa a sottolineare la passione, la professionalità e la competenza che caratterizza, da sempre, la programmazione di Vicenza in Lirica.


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