Quotidiano | Categorie: Cultura

Lauro Bosio, giocatore del primo Vicenza Calcio

Di Piero Casentini Venerdi 13 Gennaio 2017 alle 12:40 | 0 commenti

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Il 13 gennaio del 1885 nasceva a Vicenza, da Angela Rubelli e Gedeone, Lauro Secondo Desiderato Bosio. Fu uno dei primi calciatori vicentini, giocando in 22 partite come centrocampista nell'allora ACiVi, l'Associazione del Calcio in Vicenza che sarebbe diventata Lanerossi Vicenza nel secondo dopoguerra. Fondato nel 1902, il Vicenza Calcio debuttò l'anno successivo in un torneo provinciale sfidando il Cordellina, il Baggio e lo Schio. Esordio incoraggiante, terminato con la vittoria del Vicenza che lo stesso anno partecipò alla Coppa Reyer San Marco di Venezia, una competizione biennale collegata all'esposizione d'arte. Sul campo da giuoco del Lido, la giovane squadra biancorossa, ma coi pantaloncini neri, si trovò di fronte i padroni di casa del Costantino Reyer e i temibili rossoneri del Milan.

Il 31 maggio, al mattino, si disputarono le semifinali durante le quali il Vicenza batté per tre reti a una il Venezia, mentre nel pomeriggio la finale vide i biancorossi scontrarsi con il Milan: vittoria schiacciante per 5 a 0 di quest'ultimo, già primo campione d'Italia nel 1901. Nel 1904 Lauro Bosio, definito "aitante mediano", entra a far parte della squadra berica con la quale affronta il campionato regionale: il 15 maggio 1904, sul già noto campo del Lido, il Vicenza si confronta nuovamente coi neroverdi del Venezia. La partita, dopo i tempi supplementari, termina in parità sulle due reti ciascuno; il giorno stesso, quindi, il confronto viene ripetuto e il Vicenza s'impone sui lagunari per 4 a 2 conquistando il titolo veneto. Con la vittoria, per il Vicenza si apre la possibilità di incontrare le altre squadre, in un torneo interregionale valevole per il titolo nazionale, ma l'esito non è positivo: il 3 giugno del 1904, i genovesi dell'Andrea Doria battono 5 a 0 i vicentini dell'ACiVi. Nel 1906 viene istituita la Coppa Vicenza, ripetutamente vinta dalla squadra del capoluogo, mentre nel 1907 il Vicenza si scontra nuovamente col Milan per la conquista della terza Coppa Reyer San Marco. I biancorossi si fermano alla semifinale, battuti per 3 a 1 dai rossoneri nel pomeriggio del 5 maggio. Non è chiaro se Bosio giochi ancora a centrocampo, ma certamente dall'anno precedente fa parte dell'assemblea della squadra sportiva vicentina. Tra il marzo del 1906 e il marzo dell'anno successivo è Cassiere, mentre dal gennaio del 1907 entra nel Consiglio direttivo. Quando abbandona il campo da giuoco, ironia della sorte, nasce proprio nel giorno del suo venticinquesimo compleanno la nazionale italiana di calcio, mentre il Vicenza, grazie anche al suo impegno, si appresta a diventare una squadra di più ampio respiro. Nel febbraio del 1911 viene inaugurato il nuovo campo da giuoco nella zona di Borgo Casale, non lontano dall'odierno stadio Menti, attrezzato con spogliatoi in legno: l'inaugurazione è festeggiata dalla vittoria sul Bologna, seguita da un crescendo rossiniano che vedrà i biancorossi imporsi sull'Hellas e sul Venezia, prima d'infrangersi sui piemontesi della Pro Vercelli nella finale valevole per il titolo nazionale. Sfuma così il sogno della prima vittoria italiana mentre dense nubi si addensano all'orizzonte. Allo scoppio della Grande guerra, Lauro Bosio è arruolato nella milizia territoriale come sottotenente del 7° reggimento Alpini, 67° compagnia. Alle ore 12 e 30 del 21 ottobre 1915, sul monte Cristallino d'Ampezzo a 2727 metri d'altezza, Lauro Bosio moriva in seguito "a ferita nella testa da schegge di bomba". Gli sarà conferita la medaglia d'argento al valor militare con la seguente motivazione: "Pur intravedendo il grave pericolo dell'audace impresa, si slanciava all'assalto, alla testa di una squadra, percorrendo una sottile e difficile cresta di ghiaccio, e trascinava i propri soldati nell'arduo sacrificio, lasciandovi, egli stesso, la vita". Era celibe e non aveva mai segnato un goal. Altri sedici compagni di squadra, che avevano dovuto togliere la maglia biancorossa per indossare la divisa grigioverde, sarebbero morti ammazzati prima della fine della guerra.


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