La soluzione di Guido Tabellini per uscire dalla crisi: salari più bassi. Ma ci faccia il piacere...
Domenica 17 Agosto 2014 alle 20:48 | 0 commenti
Guido Tabellini, in un'intervista a “Il Fatto Quotidiano†ci fa sapere che, per uscire dalla crisi, ci vogliono salari più bassi e meno tasse alle imprese. Parla apertamente di “ridurre il peso della contrattazione collettiva a vantaggio di quella aziendale†per consentire di “far scendere i salari anche sotto i minimi contrattualiâ€,  e di “ridurre i trasferimenti a Poste, Ferrovie e altri serviziâ€. Così, impoverendo i lavoratori e tagliando servizi essenziali, si potrebbero diminuire le tasse alle imprese e (forse) si ricorrerebbe meno alla cassa integrazione e (forse) ai licenziamenti.Â
Il “modello tedesco†ci spiegano che sicuramente contrarrebbe i consumi interni ma favorirebbe la “domanda esteraâ€. Alla domanda esplicita che così si avrebbe  “un’occupazione senza tutele e con salari bassiâ€, l'esimio professore Tabellini risponde sereno “Sempre meglio che avere una disoccupazione alta o un lavoro a tempo determinatoâ€. Nell'intervista non c'è alcun riferimento al contrasto all'evasione fiscale. Non c'è nessun accenno al fatto che in questi anni il potere d'acquisto dei lavoratori è calato mentre è cresciuta la ricchezza detenuta da una piccola minoranza di capitalisti. Non c'è nessun riferimento al fatto che si deve investire di più nella ricerca, nell'innovazione, nei saperi.
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Non c'è che dire, una soluzione geniale che è decisamente “in linea†con le dichiarazioni del presidente del consiglio Renzi e del ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti secondo le quali lo Statuto dei lavoratori sarà riscritto. Ovvero, sarà stravolto togliendo garanzie e diritti residui ai lavoratori. Poletti annuncia che l'azione del governo sarà in due tappe. Le sue affermazioni sono esplicite: prima il decreto “che prevede interventi su contratti a termine e apprendistato†(decreto secondo il quale sarà possibile stipulare contratti a termine fino a 36 mesi senza causale e alla fine del periodo, non esisterà più l'obbligo di assunzione ma solo una “sanzione amministrativaâ€) e poi â€il disegno di legge delega nel quale affronteremo tutti gli aspetti del mercato del lavoro, riscrivendo lo statuto, come ha detto Renzi, dagli ammortizzatori alla revisione dei contratti ...â€. A questo punto, la questione dell'articolo 18 sarebbe risolta, in quanto superato dal “nuovo statutoâ€. Sarà certamente più facile licenziare gli “esuberi†(o i lavoratori “scomodiâ€) e il lavoro, se e quando esisterà , sarà sempre più precario anche se si nasconderà l'evidenza dietro il termine volutamente confuso di  “contratto a tutele crescentiâ€.
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Le dichiarazioni di Tabellini sono perfettamente complementari agli annunci (che sono vere e proprie minacce) del governo sulle questioni del lavoro.
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Quello che ci viene prospettato è un lavoro sempre più insicuro, precario e mal retribuito che contrarrà ancora di più la domanda interna, permetterà ai capitalisti di guadagnare di più e (forse) farà diventare più competitivi i prodotti italiani sul mercato internazionale non perché migliori e di maggiore qualità di altri ma solo perché “meno costosiâ€. Una competizione miserabile pagata, come sempre, da chi vive del proprio lavoro che viene ridotto a livello di vera e propria servitù. Â
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Il professore Guido Tabellini non è “l'ultimo arrivato†e neppure un esperto “qualsiasiâ€. È un economista di rango internazionale. È stato rettore della Bocconi dal novembre del 2008 all'ottobre del 2012, membro dei consigli di amministrazione di CIR – holding fondata da De Benedetti, di Fiat Industrial, della Fondazione ENI “Enrico Matteiâ€. È stato membro della commissione di trentacinque esperti nominata dal Presidente del consiglio Enrico Letta incaricata di redigere il disegno di legge sulle riforme costituzionali. Oggi viene indicato come uno degli esperti che affiancherà Matteo Renzi per l'attività di governo sulle questioni economiche.
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A lui e a tutti quelli che vogliono tagliare salari, servizi pubblici e diritti di chi lavora, si dovrebbe chiedere (questa volta è necessaria una buona dose di populismo) quale è il loro “salarioâ€, se sono disposti a tagliarlo e di quanto.
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