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Il Purim non è il carnevale degli ebrei... il Purim invita a donare cibo

Di Paola Farina Martedi 28 Febbraio 2017 alle 19:32 | 0 commenti

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Quest'anno 5777 la festività di Purim inizierà dal tramonto dell'11 marzo e terminerà la sera del 12 marzo. La storia di Purim è narrata nella Meghillàt di Ester, è anche detta la Festa delle Sorti, ricorda lo scampato massacro degli Ebrei progettato da Amman consigliere del re di Persia Assuero. Quasi tutte le feste ebraiche hanno un profondo significato religioso o sono espressione di generosità. Uno dei precetti del giorno di Purim è fare mishloach manot, in altre parole donare del cibo, come c'insegna il Libro di Ester. Il principio di questo precetto è che quando la persona dona al prossimo qualcosa, esprime il suo sentimento d'apprezzamento e amore, in questo modo s'instaura nel cuore di chi riceve una sfera affettiva di similitudine. Così si dimostra il contrario di quello che disse il malvagio Amman, cioè che Israele è una nazione separata e dispersa tra gli altri popoli (qui la photo gallery).

In realtà non tutte le persone hanno la disponibilità economica per realizzare il pasto festivo di Purim; molti per un senso di dignità non chiedono nulla, ma se si dà qualcosa in forma discreta, il ricevente non avrà vergogna ad accettare. Chi dona proverà una grande gioia a dividere con l'altro l'allegria del Purim. Un po' di storia: Amman convinse con la menzogna re Assuero a proclamare un editto che prevedeva l'uccisione degli Ebrei di Persia, accusati ingiustamente di non rispettare la legge, perché non si adeguavano ai riti pagani. Ester, che prima di entrare nell'harem del re si chiamava Adàssa (o anche Hadasah), nome ebraico che significa mirto, con l'aiuto del cugino Mordechai convinse il re della malafede del suo consigliere che fu condannato a morte; le sorti vennero quindi sovvertite e da qui il nome della festa. È tradizione organizzare un banchetto e mangiare dei dolci noti con il nome di Orecchie o Tasche di Amman: questa delizia è un pasticcino a forma triangolare, rassomigliante ad un orecchio o a una tasca, ripieno di semi di papavero, uva sultanina, miele. Ma ora le orecchiette si sono modernizzate e hanno ripieni vari, marmellate, crema e cioccolata, oppure si portano appresso la tradizione del paese di origine (tanto per non sfatare il mito di due ebrei in una isola deserta, con tre sinagoghe!). È usanza donare cesti di frutta e leccornie, ma è anche fondamentale prendersi cura delle persone più deboli e dei poveri, contribuendo con offerte di denaro e di cibo. Purim è una delle festività più allegre e felici della tradizione ebraica, un giorno in cui i precetti religiosi includono quello di essere gioiosi, e anche un po' ebbri, anzi totalmente ebbri. Persino i più rigorosi studenti della Torah si lasciano catturare dallo spirito del divertimento, e prendono parte all'atmosfera carnevalesca della festività. È una festa che inneggia al colore... che si mescola, si trasforma, si sovrappone e si assoggetta alle leggi della cromoterapia...adulti e bambini si mascherano e si mimetizzano, utilizzando la maschera come strumento di trasformazione, di integrazione, di contatto confluendo, inevitabilmente nell'ambiente che li circonda. Israele, ma anche i quartieri ebraici sparsi nel mondo preannunciano Purim, e soprattutto nel giorno di Purim stesso, sono invasi da un'atmosfera lieta e gioiosa. Le strade formicolano di bambini, ma anche di adulti in costume. Un evento memorabile, che vanta una lunga tradizione, fin dal tempo dei primi insediamenti ebraici in Israele, è la parata di Purim lungo le strade della città israeliane. In passato avveniva a Tel Aviv, ma ora vi sono parate organizzate in tutta la nazione. La più imponente è a sud di Tel Aviv, ad Holon, una cittadina che alcuni anni fa si è guadagnata la reputazione di essere particolarmente benevola, per struttura, supporto, impegno etico, sociale ed intellettuale verso i bambini. Quest'abitudine si è sviluppata nel medio evo, pare influenzata dalla festa del martedì grasso, pur avendo un'origine più profonda. La prima volta che notai che il Purim veniva scambiato con il carnevale fu nel 1978 a Tel Aviv...(ora lo sento dire da più "esperti" quasi tutti i giorni...), aspettavo il mio turno in banca e davanti a me c'era un italiano in "gita spirituale" con una congregazione di fedeli. Non c'erano porte blindate ma urlò "Non fatelo entrare, è un ladro mascherato"... No, era un padre di famiglia che festeggiava il Purim, mascherato da Ape Regina. Si era fermato in banca prima di andare a prendere i suoi figli a scuola. Chiarito l'equivoco, il turista disse con un forte accento bergamasco "Allora non siete diversi, avete anche voi il carnevale". La persona che era con me mi mise una mano sulla bocca e mi intimò "Zitta, niente guerra, qui lo siamo sempre per motivi più seri". Uscii pensando che in fondo due cose si assomigliano: il mascheramento ed il profumo di dolci, anche se, a differenza di Hannukà siete voi a inzupparvi nel fritto delle frittelle e crostoli, ma noi no, perché le "Orecchie di Amman" o le Hamantaschen ashkenazite (dall'yiddish le tasche di Hamman, due versioni di interpretazione, la prima quasi una contemporaneità politica: ripiene dei soldi che il corrotto funzionario del re Achashverosh intascava per i suoi affari, la seconda il denaro che era disposto a spendere pur di far uccidere Mordechai) triangoli di pastafrolla con un cuore di ripieno dolce, poi i travadicos, antichi biscotti al miele e noci di origine greca, i panini riempiti con uova sode in Marocco, le burike tripoline, dolci a forma di cuore con mandorle tritate, zucchero e arancia.


Una ricetta:
Le Orecchie di Amman (dette anche frappe), ricetta mezza askenazita di Rachel, la mia scampata suocera acida, insopportabile, baffuta donna che non mi ha mai voluta come nuora, ma non ha mai smesso di volermi bene, coccolarmi, viziarmi ed apprezzarmi fino alla sua morte (lei per suo figlio voleva una donna Lubavitch, con le gonne nere e lunghe ed io allora portavo la minigonna), lei le chiamava le recchie de Amman perché aveva mescolato la tradizione askenazita con quella romana.
Per quaranta "orecchie": 500 g di burro, 250 g di zucchero, 750 g di farina, 2 uova, 1 bustina di vanillina, buccia grattugiata di due limoni o 1 cedro.
Per il ripieno: 270 g di noci tritate fini, 1 bicchiere di latte, 25 g di burro, ¾ cucchiaino di cannella
1/3 tazza di biscotti secchi macinati finemente, 125 gr di zucchero. Rachel che chiedeva sobrietà, ma non lo era affatto ci aggiungeva una bella botta di cognac.
Mescolare nel mixer: burro, zucchero, vanillina, buccia di limone fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungere una alla volta le uova, la farina. Avvolgere la pasta in pellicola e tenere in frigo per circa due ore. Far bollire il latte con la cannella, lo zucchero e il burro, abbassare la fiamma al minimo, aggiungere le noci e cuocere circa un quarto d'ora. Togliere dal fuoco, aggiungere i biscotti e far raffreddare. Stendere la pasta frolla (5 mm di spessore) e con un bicchiere o apposito stampino ritagliare dei dischi, spennellarne la superficie con il tuorlo, e mettere al centro un po' di ripieno. Chiudere ripiegando la parte esterna verso l'interno del disco, lasciando intravedere al centro il ripieno. Rimettere in frigo per 20 minuti, Sistemare le orecchie su una teglia ricoperta di carta da forno. Cuocere in forno a 170° per 10- 15 minuti, ricoprire a piacere con zucchero a velo.

 

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