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Cosa sua, cosa loro

Di Marco Milioni Martedi 15 Ottobre 2013 alle 13:50 | 0 commenti

 

Un affare da cento milioni di euro; un tribunale che sorge su un sito industriale iper inquinato già appartenuto alla famiglia Berlusconi; un'opera, se così la si può chiamare, che ormai è stata ribattezzata l'ecomostro; una gestazione decennale avviata sotto una giunta di centrodestra e proseguita sotto una di centrosinistra. Un fondo di 25 milioni di euro che il governo Berlusconi II decide di destinare ad un nuovo palazzo di giustizia sorto proprio su una sua area.

Sono questi i contorni di un vero e proprio caso nazionale (vedi il video sopra riportato e qui ripreso Il palazzo della discordia), stranamente dimenticato per molto tempo dai grandi media italiani. Ovvero il caso del nuovo palazzo di giustizia di Vicenza. Una struttura che vede il suo iter cominciare nel 2003 quando a Vicenza governava il forzista Enrico Hüllweck, il sindaco che ad alta voce disse sì alla nuova base americana, prima osteggiata dal centrosinistra, poi da quest'ultimo accolta nel suo grembo non appena nel 2008, l'amministrazione passò in mano ad Achille Variati, ancor oggi primo cittadino del Pd.

Del nuovo palazzo di giustizia vicentino, una sorta di monumento al conflitto di interessi, si è tornato a parlare quest'estate quando il locale comitato contro l'abusivismo edilizio e Legambiente Veneto hanno presentato un dettagliato esposto al Corpo Forestale dello Stato, nel quale senza mezze misure accusano i privati (la Sviluppo Cotorossi spa) di avere tirato su il palazzo di giustizia e il vicino supermercato senza rispettare le distanze di sicurezza: alla grossa un maxi abuso edilizio aggravato dal fatto, sostengono gli esponenti, che mancano le aree ad uso pubblico, i cosiddetti standard, mentre una parte di questi, così recita il j'accuse, è addirittura recuperato da aree demaniali. Il tutto per di più è arricchito da una super colata di cemento sulle vicinissime aree verdi, che un tempo erano del comune, in cui sempre i privati piazzeranno uffici, appartamenti e negozi in una lottizzazione (in un'area prossima al centro e di grande pregio storico) in stile Germania Est soavemente battezzata Borgo Berga, il borgo storico che dal nuovo cemento verrà definitivamente asfissiato. Anche Repubblica.it e la stampa locale in queste ore hanno riaperto il dossier Cotorossi (il Corveneto di oggi a pagina 15 e il GdV, sempre di oggi, a pagina 16 spiegano infatti che la procura avrebbe avviato una indagine esplorativa sul caso Borgo Berga).

Solitamente la magistratura quando l'abuso edilizio presunto o vero che sia, è in capo ad un semplice cittadino ci mette pochi giorni a chiedere i sequestri di specie. In questo caso nulla di simile è successo. Come mai? A ciò si aggiunga che gli uffici dei pm guardano proprio sul cantiere. In quest'ottica non è di secondaria importanza sapere che dentro Sviluppo Cotorossi spa ci sono due colossi come la vicentina Maltauro (già finita nel vortice di Tangentopoli) e il gruppo piementese Gavio Codelfa (idem come prima, coinvolto nell'affaire Penati-Sesto). In pratica due colossi dal pedigree non proprio cristallino, con agganci a destra come a sinistra, hanno raccolto il testimone lasciato dall'ex premier Silvio Berlusconi; il quale in passato è stato ulteriormente benedetto dalla fortuna poiché gli enti pubblici hanno deciso che quella ex area industriale un tempo occupata dal cotonificio Rossi (o Cotorossi), area, che normalmente si sarebbe dovuta bonificare a carissimo prezzo, poteva essere messa in sicurezza con un intervento assai più superficiale. Ad ogni modo sull'intera vicenda il M5S ha acceso potenti riflettori grazie ad una interrogazione parlamentare. Tuttavia a Vicenza, come a Roma sono già cominciate le manovre per bloccare sul nascere ogni iniziativa che possa dare fastidio ad un gruppo di interesse potente e ottimamente rappresentato in buona parte della partitocrazia veneta e romana. I Cinque Stelle, dimostrando un coraggio poco frequente nella curiale provincia berica, hanno lanciato un guanto di sfida al sistema Vicenza. Hanno chiesto le carte in comune, che al momento, guarda caso, sono state negate. Rimane ora da capire se saranno capaci di mantenere la barra a dritta o se il medesimo sistema sarà in grado di inertizzarli. Se avranno successo sarà una novità assoluta per una città dove la cooptazione è l'arma definitiva in mano ai poteri forti. Se si fermeranno sarà una doccia gelata per loro e per coloro che hanno portato il M5S ad essere la prima forza d'opposizione in parlamento. L'approfondimento filmato qui proposto cerca di aprire uno squarcio ulteriore sull'affaire Cotorossi, rimasto per troppi anni al chiuso dei cassetti. Questo modo di costruire è alla base dello sconquasso idrogeologico che ammorba l'Italia e che a Vicenza con l'alluvione del 2010 face pure dei morti; ma sembra che la cosa stia bene così perché la macchina non ammette soste: men che meno ripensamenti.


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